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mercoledì 30 novembre 2016

VOTIAMO NO ALLO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE!

IL 4 DICEMBRE
VOTIAMO NO
ALLO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE
ATTUATA DA RENZI-VERDINI-ALFANO E DAI GRUPPI DI POTERE

I singoli, i gruppi, le associazioni che si riconoscono nel Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”, che ne condividono le istanze per una gestione pubblica e partecipata del bene comune acqua, esprimono il loro chiaro DISSENSO alla cosiddetta riforma costituzionale sottoposta al referendum del 4 dicembre.
Diciamo NO perché un Parlamento dimezzato è più efficiente solo nel rispondere ai gruppi di potere, attivi prontamente, per esempio, nel cancellare più rapidamente gli esiti del referendum del 12 e 13 giugno che si era espresso a favore dell'acqua pubblica senza se e senza s.p.a.
Diciamo NO perché la riduzione del numero dei parlamentari riduce la rappresentanza, la discussione senza che sia prevista un’ulteriore modalità di partecipazione dei cittadini alle scelte.  
Diciamo NO perché la modifica del titolo V, del riparto delle competenze tra Stato e Regioni, è poco chiara e quindi fonte di nuovi conflitti di competenza. Anzi, tale modifica consente alla maggioranza di turno di annullare la partecipazione e le istanze dei territori semplicemente invocando “l'interesse nazionale” e svuotando, così, le Regioni di ogni possibilità di decisioni autonome che dovessero risultare divergenti dal cosiddetto “interesse nazionale” del governo centrale, un interesse che oltretutto coinciderebbe con quello del partito di maggioranza.
Già il Decreto Sblocca Italia, che mirava a tacitare i territori imponendo opere in nome dell’ “interesse economico nazionale”, è stato dichiarato incostituzionale proprio in virtù del mancato coinvolgimento delle Regioni (sentenza n. 7 del 2016). Adesso ci riprovano.
La cosiddetta riforma costituzionale centralizza le decisioni, rafforzando il governo in un contesto politico in cui le scelte della maggioranza vanno in direzione di una concentrazione di potere (e di profitti) nelle mani di pochi, come accade nei casi degli inceneritori cancerogeni (che ammazzano l’ambiente e la salute delle persone), delle linee di alta velocità come la TAV (in un paese dove ai pendolari capita di morire per “binario unico”), delle privatizzazioni  dei beni comunicome quelle prospettate da anni per il servizio idrico integrato (che violano il diritto umano all’acqua potabile), eccetera.
Con “l’alibi” truffaldino della “governabilità” e dell’efficienza, diventerebbe ancora più difficoltoso, per i cittadini e le comunità locali, far sentire la propria voce, essendo sminuita la competenza degli enti più vicini alle comunità dei cittadini.
Sia ben chiaro, comunque, che il nostro NO non vuole conservare lo status quo ma vuole aprire una stagione di ATTUAZIONE della Costituzione che veda riconosciuti e tutelati i BENI COMUNI, attraverso la più ampia partecipazione della cittadinanza in tutte le sedi istituzionali.
Democrazia non è soltanto esprimere un voto ma un percorso, un processo in cui le istanze dei cittadini, singoli o associati, dei territori, piccoli o grandi, trovano adeguato spazio ed effettive risposte. Queste esigenze sono mortificate dalla cosiddetta riforma costituzionale di Renzi-Verdini-Alfano che mira, invece, a comprimere ed eliminare gli spazi della democrazia.
Per questi motivi, convinti che la qualificazione dell’acqua come bene comune implichi anche la più ampia partecipazione e condivisione nella gestione e che tale risultato sia sicuramente ostacolato dalla riforma costituzionale,
il 4 dicembre voteremo NO
alla cosiddetta riforma della Nostra Carta Costituzionale
perché riduce a brandelli i beni comuni ed è contraria al bene comune
E invitiamo tutti i cittadini a fare altrettanto.

lunedì 7 novembre 2016

Emiliano vuole privatizzare Aqp? SI FERMI!


IN NOME DELLA DEMOCRAZIA E DELLA SOVRANITA’ POPOLARE

Il futuro di Acquedotto Pugliese è più che mai opaco, con presagi di privatizzazione dello stesso. Avevamo già espresso, lo scorso agosto, la nostra contrarietà alla nascita della nuova Agenzia regionale unica per l’affidamento della gestione dei rifiuti (condividendo le preoccupazioni della Rete Rifiuti Zero) perché contrari alla centralizzazione del potere decisionale su inceneritori e discariche e alla trasformazione del nostro Acquedotto in multiutility. A questo abbiamo aggiunto la proposta di percorsi concreti che avrebbero potuto indirizzare la Regione Puglia in una direzione diametralmente opposta, rispettosa del volere popolare.

Tuttavia, a confermare, e per giunta ad aggravare, le inquietanti ipotesi citate, è stato un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 27 Ottobre scorso che fa luce sul progetto della Regione Puglia, in accordo con il Governo Renzi e la sua politica di privatizzazioni e accentramento del potere al servizio delle potenti lobby industriali e finanziari, di trasformare Aqp SpA in una vera e propria holding che diverrebbe l’unico gestore del Sud, inglobando tutti gli altri acquedotti.   

Consideriamo inaccettabile la spregiudicatezza di tale strategia che, in totale spregio della volontà dei Pugliesi chiaramente espressosi appena 5 anni fa, si accompagna alla VIOLAZIONE del Diritto Umano all’Acqua potabile con la sospensione del servizio idrico, proprio in questi giorni, in alcune case popolari di Lecce e Provincia, senza alcun riguardo neanche per le esigenze di bambini, anziani e disabili!!!!

In più, ricordiamo che, in data 3 agosto 2016, il Consiglio Regionale Pugliese ha votato una mozione del presentata dal Movimento 5 Stelle di istituzione di un tavolo tecnico paritario fra Regione e Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” volto alla ripubblicizzazione di Aqp SpA. Quindi, il percorso di privatizzazione che la Regione sta imboccando, non è solo in contrasto con l’esito di un referendum popolare, ma anche con l’indirizzo indicato dal Consiglio Regionale democraticamente eletto. 

A questo punto, ci chiediamo se il Presidente Michele Emiliano che ha sposato la causa del referendum del 17 Aprile scorso contro le trivellazioni in mare, o che oggi si dichiara giustamente contro la riforma costituzionale in quanto, fra le altre cose, esautora le Regioni del proprio potere decisionale rispetto a politiche ambientali, energetiche e sulla gestione dei beni comuni, sia lo stesso Presidente che calpesta il Referendum sull’acqua pubblica, in piena linea con il Governo Renzi. 

Come può il Presidente Emiliano chiedere poteri decisionali per la Regione esprimendosi giustamente per il NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE e contemporaneamente ignorare la volontà dei cittadini pugliesi espressa nel referendum del 2011? 

IN NOME DELLA DEMOCRAZIA (= GOVERNO DEL POPOLO)
E DELLA SOVRANITA’ POPOLARE (UNICA fonte di LEGITTIMAZIONE DEL POTERE)
su cui si FONDA la NOSTRA COSTITUZIONE
voluta dalle MADRI e dai PADRI COSTITUTENTI
E CHE ONEREREMO E DIFENDEREMO IL 4 DICEMBRE VOTANDO NO AL SUO STRAVOLGIMENTO

C H I E D I A M O
al Presidente Michele Emiliano, al Governo e a tutti i Consiglieri regionali
- di FERMARE IL PROCESSO DI PRIVATIZZAZONE dell’Acquedotto pugliese in atto
- di dare seguito alla mozione votata dal Consiglio Regionale, istituendo il TAVOLO TECNICO PARITARIO PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DI AQP SPA
Coinvolgeremo la cittadinanza, e faremo rete con gli altri movimenti per l’acqua pubblica meridionali, pur di far sì che i nostri diritti vengano rispettati.
Perché, oggi come ieri,
SI SCRIVE “ACQUA”, SI LEGGE “DEMOCRAZIA”.

giovedì 14 luglio 2016

Cosa succede all'Acquedotto pugliese?

Riportiamo di seguito l'articolo di Riccardo Petrella sulla questione pugliese (l'originale a questo link) e una nuova "interrogazione" a Michele Emiliano. Questa volta il Presidente della Puglia risponderà?

Intanto la mobilitazione continua e domani, 15 luglio, Assemblea pubblica aperta a Lecce (la convoocazione e tutti i dettagli su www.lacquanonsivende.blogspot.com)

Cosa succede all'Acquedotto pugliese? 
di Riccardo Petrella

Il 30 marzo scorso inviai al presidente Emiliano una lettera aperta “Bravo, Presidente”. Meritava il “Bravo” perché le sue dichiarazioni furono di grande rilievo e chiarezza., esprimendo totale adesione ai quattro principi chiave di una visione politica pubblica dell’acqua.

L’acqua deve essere considerata un bene comune pubblico.
Il servizio idrico (è) privo di rilevanza economica. E’ un obbligo per lo Stato e la collettività in quanto essenziale per la concretizzazione del diritto umano all’acqua potabile ed ai servizi igienico-sanitari.
Il servizio idrico deve essere gestito da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza nella gestione e nel controllo. 4)La politica deve riacquistare la sovranità del governo dell’acqua.
Da alcune settimane, la stampa pugliese ha reso noto che il governo regionale sta lavorando su una nuova legge regionale sull’acqua centrata sulla trasformazione dell’Acquedotto Pugliese (Aqp) in una impresa multi-utility (cioè con l’ampliamento dell’oggetto sociale dell’Aqp a gas, energia e smaltimento dei rifiuti) a capitale misto, quotata in borsa. La stampa segnala anche che, a tal fine, sarebbe stato affidato alla società Bains&Company un incarico di «consulenza strategica volta all’espansione delle attività di Aqp» e alla «verifica della forma societaria più idonea» a tale espansione (costo dell’incarico130.000 euro). Il rapporto di consulenza dovrebbe essere consegnato alla Regione il 30 luglio..

Se queste informazioni fossero corrette, si tratterebbe di una legge basata su principi totalmente contrari alle citate dichiarazioni del presidente della Regione. Malgrado un pubblico sollecito da parte dei rappresentanti del Comitato pugliese “Acqua bene Comune” di dare trasparenza sullo stato delle cose, il presidente Emiliano è rimasto finora in silenzio. Nessuna smentita o conferma. Sembrerebbe che egli aspetti per pronunciarsi di prendere visione del rapporto della Bain & Company. il 30 luglio.

E’ vero o falso che la legge in preparazione dal governo regionale mira a trasformare l’Aqp in una impresa multi-utility con capitale aperto ai privati , quotata in borsa? Qual è il mandato preciso assegnato alla “consulenza strategica” domandata alla filiale italiana della Bain&Company? Questa impresa americana globale è la terza più importante impresa mondiale di consulenza strategica e di gestione nel campo del business. Perché è stata consultata la filiale italiana di un’impresa privata globale americana nel mentre si mantengono deliberatamente all’oscuro di quel che è in pentola i cittadini pugliesi (associazioni, movimenti, organizzazioni …) attivi in difesa dell’acqua bene comune, del diritto all’acqua?

Il presidente della Regione sa senza dubbio che la trasformazione nel corso degli ultimi venti anni delle imprese “ex” municipalizzate in imprese multiutility (multiservizio, in italiano) è avvenuta all’insegna dei processi di liberalizzazione dei “mercati” dei servizi pubblici e della privatizzazione delle aziende. E, di fatto, anche se i francesi continuano a parlare, mistificando la realtà, di “servizi pubblici affidati ad imprese private “; la stragrande maggioranza delle grandi imprese multliservizio in Francia, in Gran Bretagna, in Germania ed in Italia sono delle imprese private persino quotate in borsa. Ora, laddove un’impresa entra in borsa significa che la sua strategia non è più libera, autonoma. Non conoscono alcun diritto se il cittadino non paga il prezzo dei servizi ricevuti. E’ questo che desidera proporre anche il presidente della regione Puglia per l’acqua, l’energia, i rifiuti in Puglia?

Mi auguro che nei prossimi giorni, il presidente Emiliano romperà il silenzio, eliminerà i dubbi e porterà chiarezza in coerenza con le sue dichiarazioni del 25 marzo. Come cittadino e anche in quanto ex-presidente dell’Aqp, sono convinto che occorre aver fiducia nei rappresentati eletti, ma con vigilanza e responsabilità.

mercoledì 29 giugno 2016

Vogliono vendere la Puglia. RiPugliamocela!

La giunta regionale sta preparando un disegno di legge per portare a termine il processo di privatizzazione dell’Acquedotto pugliese. Il disegno è trasformare l’AQP in una multiutility sulla base del modello di società a capitale privato, quotata in borsa (*). E per fare questo la Regione Puglia spende 130.000 euro di soldi pubblici per una società di consulenza privata cui affidare lo studio dell’apertura al nuovo business.

E’ un atto gravissimo che evidenzia il totale disprezzo verso il volere popolare che nel 2011, attraverso un referendum, sancì che il servizio idrico integrato e gli altri servizi pubblici locali devono essere sottratti al profitto e all’obbligo di gestione attraverso forme di diritto privato!

Non possiamo che inserire questa ultima vergogna nella lunga lista degli attacchi che il nostro territorio sta subendo in nome del profitto e della speculazione - nel totale silenzio o, in alcuni casi, con la complicità delle istituzioni locali - assieme alla cosiddetta “emergenza” xylella, la Tap, le istanze di ricerca di idrocarburi lungo le nostre coste, le discariche, gli inceneritori, le centrali turbogas, lo sviluppo dell’eolico e del fotovoltaico in mega impianti a scala industriale, le strade inutili e la cementificazione,  la speculazione edilizia, il ricatto lavoro-salute-ambiente e tanto altro ancora.

Da notare che la multiutility AQP dovrebbe estendersi oltre la Puglia e dovrebbe gestire, oltre all’acqua, anche i rifiuti e le energie rinnovabili. Due settori che, per essere sostenibili da un punto di vista ambientale, sociale ed economico, dovrebbero essere gestiti a scala locale, in maniera decentrata, diffusa, facilmente controllabile dai cittadini. La scelta, invece, di accentrarli in una multiutiliy provocherebbe la concentrazione dei profitti e del potere, che ha già dato prova di mortificare e danneggiare - se non distruggere - il paesaggio e l’ambiente, la salute dei cittadini, la vita sociale ed economica nei territori.

Pensiamo sia urgente organizzare un fronte comune di tutti i movimenti, i comitati, i cittadini e le realtà che si oppongono a questa deriva in difesa dell’ambiente, del diritto alla salute e all’autodeterminazione dei territori, contro ogni privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni, per salva-guardare la nostra terra.

Per questo convochiamo un’Assemblea regionale aperta che si svolgerà in due appuntamenti secondo il seguente calendario:

-          venerdì 8 luglio, alle ore 18.00 a Bari (presso lo Spazio di Mutuo Soccorso “Bread & Roses”, via Amendola, 189/A)
-     venerdì 15 luglio, alle ore 19.00 a Lecce (presso “Manifatture Knos”, via Vecchia Frigole, 36)

Perché le nostre vite valgono più dei loro profitti. Perché il nostro territorio non è in vendita.
Perché la sovranità appartiene al popolo e la Costituzione delle nostre madri e dei nostri padri è ancora vigente.

Dal Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”


* Quotidiano di Puglia (Lecce) 15 Jun 2016

martedì 28 giugno 2016

AQP: qual è la posizione del PD Puglia? La Segreteria chiarisca!


Alla Presidente del PD Puglia, Assuntela Messina
Al Segretario del PD Puglia, Marco Lacarra
Ai componenti della Segreteria del PD Puglia

Bari, 27 giugno 2016

Gentile Presidente, gentile Segretario, gentili Componenti della Segreteria,

questa lettera aperta si rende necessaria a seguito del lungo silenzio seguito alle dichiarazioni e alla presa di posizione del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano di tre mesi fa.

All'indomani dell'approvazione – beffa - in Commissione ambiente alla Camera, della legge di iniziativa popolare che i movimenti per l’acqua pubblica presentarono nel 2007 con un emendamento, fra gli altri, che stralciava l’articolo 6 della suddetta legge, il quale sanciva il ritorno della gestione dei servizi idrici integrati a soggetti giuridici pubblici, il Presidente Michele Emiliano aveva dichiarato che “l’acqua deve essere considerata un bene comune pubblico e, conseguentemente, il servizio idrico privo di rilevanza economica, deve essere gestito da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza nella gestione e nel controllo. E aggiungeva che è fondamentale che la politica riacquisti la sovranità del governo dell’acqua, unico modo per garantire il diritto umano all’acqua potabile sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010” http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=20116).  Con queste motivazioni, il Presidente Emiliano si impegnava a chiedere ai parlamentari pugliesi di presentare gli emendamenti necessari a ripristinare il testo originario e, assicurava, l’istituzione di un tavolo tecnico istituzionale che valutasse le migliori modalità per garantire il rispetto dei principi referendari.


In questi tre mesi la Camera ha approvato un testo di legge completamente stravolto rispetto alla richiesta che emergeva dalla legge di iniziativa popolare del 2007 e dai referendum del giugno 2011 e gli impegni assunti dal Presidente della Regione Puglia sono rimasti lettera morta (in continuità, del resto, con chi l’ha preceduto).

L'Acquedotto Pugliese che potrebbe e dovrebbe divenire laboratorio privilegiato per una gestione pubblica e partecipata dell'acqua si avvia – secondo notizie di stampa – a diventare, al contrario, un altro tassello delle politiche di privatizzazione, trasformandosi in una multiutility, aperta anche a capitali (e interessi) privati, con una mission molto lontana da quella propria di un ente che deve garantire il diritto umano all'acqua e ai servizi igienici essenziali.

Il significativo scarto tra gli impegni del presidente Emiliano e i fatti sopra esposti, ci spingono a chiedere con forza una presa di posizione della Segreteria del Partito democratico pugliese e dell'intero partito.

In particolare, riteniamo che la storia personale e politica di alcune persone del PD, compresi componenti dell’attuale Segreteria, impegnati nelle battaglie in difesa dell'acqua bene comune e diritto umano inalienabile, non possa che condurre a una netta presa di posizione rispetto al silenzio del Presidente Emiliano e ai progetti di privatizzazione (de facto) del più grande Acquedotto d'Europa.


Sicuri della Vostra attenzione, restiamo in attesa di un rapido riscontro.

Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”

giovedì 23 giugno 2016

Emiliano spieghi perchè vuole fare dell'Acquedotto Pugliese una Multiutility aperta ai privati!

Acquedotto pugliese: un colpo al cerchio e uno alla botte.
La politica della Regione Puglia si conferma ambigua.


Il 25 marzo scorso, il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” ha incontrato il Presidente Michele Emiliano per un confronto sulla questione della Legge nazionale sull’Acqua e la gestione del servizio idrico integrato, sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese e sulla concretizzazione del diritto umano all’acqua potabile. In quella occasione, il Presidente ha dichiarato che “l’acqua deve essere considerata un bene comune pubblico e, conseguentemente, il servizio idrico privo di rilevanza economica, deve essere gestito da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza nella gestione e nel controllo. E ha aggiunto che è fondamentale che la politica riacquisti la sovranità del governo dell’acqua, unico modo per garantire il diritto umano all’acqua potabile sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010”. Inoltre, contestualmente il Presidente Emiliano ha assicurato l’istituzione di un tavolo tecnico istituzionale che valuti le migliori modalità per garantire il rispetto dei principi referendari (http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=20116). Tuttavia, a distanza di quasi tre mesi e nonostante le sollecitazioni in tal senso, il Comitato pugliese non ha ricevuto alcuna comunicazione al riguardo.
Anzi, lo scorso 25 maggio, è stata presentata in Consiglio regionale una mozione a firma del consigliere del Partito Democratico Ernesto Abaterusso, volta a  impegnare il Governo regionale ad avviare un percorso per la cessione delle azioni  dell’Acquedotto Pugliese, AQP SpA, dalla Regione Puglia (attualmente unico azionista) a tutti i Comuni pugliesi, rispetto alla quale il Comitato aveva espresso alcune criticità e richiesto il ritiro della mozione (www.lacquanonsivende.blogspot.com). La mozione è stata ritirata ma del tavolo tecnico neanche l’ombra.
Piuttosto, dai media apprendiamo che sarebbe pronta una nuova legge che avrebbe a oggetto la trasformazione dell’acquedotto pugliese in unamultiutility con l’ampliamento dell’oggetto sociale dell’acquedotto a gas, energia e smaltimento dei rifiuti e all’energia, sulla base del modello ACEA (Roma), HERA (Bologna e Reggio Emilia) e IREN (Genova e Torino), con capitale anche privato e quotate in borsa! Al riguardo, da quanto risulta dai media, sarebbe stato già affidato “un incarico di consulenza strategica volta all’espansione delle attività di AQP” e “alla verifica della forma societaria più idonea” alla società Bain&Company a fronte di un compenso di 130.000 euro!
L’acquedotto più grande d’Europa, costruito con soldi pubblici, con un utile in costante crescita fa gola a molti e lascia a “secco” (e non solo in senso metaforico) molti altri. In primis i cittadini pugliesi che vedono le loro tariffe costantemente aumentare (del 22,4% nel periodo 2007-2012 e ancora del 19% dal 2012 al 2015), che devono sostenere interessi di mora ed eventuali spese di recupero credito in caso di ritardo nel pagamento, o che si vedonostaccare la fornitura già a partire dal secondo insoluto! Cittadini ai quali non è garantito il diritto umano all’acqua!

E a fronte di questa situazione il Presidente Michele Emiliano cosa fa? Impiega 130.000 euro di soldi pubblici per una società di consulenza privata al fine di trasformare l’acquedotto in una holding e aprirlo al business dei rifiuti e delle energie, piuttosto che onorare l’impegno assunto e istituire il tavolo tecnico congiunto con professionisti e giuristi di fama nazionale e internazionale che avrebbero prestato la loro opera gratuitamente per la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.

A questo punto non ci resta che rivolgerci nuovamente a tutti i rappresentanti dei cittadini chiedendo di essere auditi quanto prima al fine di illustrare la nostra analisi su:

-          situazione attuale dell’acquedotto pugliese

-          rischi legati alla privatizzazione totale dello stesso

-          fattibilità sul piano giuridico della ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.


Ripubblicizzare l’acquedotto pugliese si può.

Garantire il diritto umano all’acqua potabile si può.

Preferire una politica costruita sulla preminenza della funzione sociale dell’acqua piuttosto che su quella economica si può.

Sottrarre l’acqua, bene vitale, alle logiche del profitto si può.

E’ solo questione di volontà politica e lo dimostreremo durante l’audizione presso le Commissioni del Consiglio regionale, sempre che i Consiglieri, il governo regionale pugliese e il Presidente Michele Emiliano siano interessati al confronto con i cittadini, rappresentati dal Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”, i quali - non dimentichiamolo - si sono espressi in modo chiaro e inequivocabile per il profitto fuori dall’acqua e per l’acqua fuori dalle logiche di mercato nei referendum del 12 e 13 Giugno 2011.

giovedì 26 maggio 2016

Ritirata la mozione da parte del Consigliere Abaterusso

Il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” esprime soddisfazione per il ritiro della mozione da parte del Consigliere Abaterusso e lo ringrazia per aver preso in considerazione la richiesta avanzata in tal senso (in calce).
Riconosciamo la volontà di confronto e attendiamo, al più presto possibile, l’istituzione del Tavolo tecnico congiunto paritario secondo l’impegno già assunto dal Presidente Michele Emiliano nell’incontro ufficiale con il Comitato Pugliese Acqua Bene Comune del 25 marzo scorso  e nelle dichiarazioni  in occasione del dibattito alla Camera sul DDL 2212 
Nel frattempo, torniamo a chiedere al Presidente della Regione e ai Consiglieri tutti (così come abbiamo già fatto in mattinata) di sostenere con forza,  in occasione del  dibattito al Senato sul DDL 2212, la visione dell’acqua come bene comune e diritto umano inviolabile (come sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010) e, conseguentemente, del servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica presupposto imprescindibile per una gestione realmente pubblica e partecipata della risorsa idrica.
Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”