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giovedì 14 luglio 2016

Cosa succede all'Acquedotto pugliese?

Riportiamo di seguito l'articolo di Riccardo Petrella sulla questione pugliese (l'originale a questo link) e una nuova "interrogazione" a Michele Emiliano. Questa volta il Presidente della Puglia risponderà?

Intanto la mobilitazione continua e domani, 15 luglio, Assemblea pubblica aperta a Lecce (la convoocazione e tutti i dettagli su www.lacquanonsivende.blogspot.com)

Cosa succede all'Acquedotto pugliese? 
di Riccardo Petrella

Il 30 marzo scorso inviai al presidente Emiliano una lettera aperta “Bravo, Presidente”. Meritava il “Bravo” perché le sue dichiarazioni furono di grande rilievo e chiarezza., esprimendo totale adesione ai quattro principi chiave di una visione politica pubblica dell’acqua.

L’acqua deve essere considerata un bene comune pubblico.
Il servizio idrico (è) privo di rilevanza economica. E’ un obbligo per lo Stato e la collettività in quanto essenziale per la concretizzazione del diritto umano all’acqua potabile ed ai servizi igienico-sanitari.
Il servizio idrico deve essere gestito da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza nella gestione e nel controllo. 4)La politica deve riacquistare la sovranità del governo dell’acqua.
Da alcune settimane, la stampa pugliese ha reso noto che il governo regionale sta lavorando su una nuova legge regionale sull’acqua centrata sulla trasformazione dell’Acquedotto Pugliese (Aqp) in una impresa multi-utility (cioè con l’ampliamento dell’oggetto sociale dell’Aqp a gas, energia e smaltimento dei rifiuti) a capitale misto, quotata in borsa. La stampa segnala anche che, a tal fine, sarebbe stato affidato alla società Bains&Company un incarico di «consulenza strategica volta all’espansione delle attività di Aqp» e alla «verifica della forma societaria più idonea» a tale espansione (costo dell’incarico130.000 euro). Il rapporto di consulenza dovrebbe essere consegnato alla Regione il 30 luglio..

Se queste informazioni fossero corrette, si tratterebbe di una legge basata su principi totalmente contrari alle citate dichiarazioni del presidente della Regione. Malgrado un pubblico sollecito da parte dei rappresentanti del Comitato pugliese “Acqua bene Comune” di dare trasparenza sullo stato delle cose, il presidente Emiliano è rimasto finora in silenzio. Nessuna smentita o conferma. Sembrerebbe che egli aspetti per pronunciarsi di prendere visione del rapporto della Bain & Company. il 30 luglio.

E’ vero o falso che la legge in preparazione dal governo regionale mira a trasformare l’Aqp in una impresa multi-utility con capitale aperto ai privati , quotata in borsa? Qual è il mandato preciso assegnato alla “consulenza strategica” domandata alla filiale italiana della Bain&Company? Questa impresa americana globale è la terza più importante impresa mondiale di consulenza strategica e di gestione nel campo del business. Perché è stata consultata la filiale italiana di un’impresa privata globale americana nel mentre si mantengono deliberatamente all’oscuro di quel che è in pentola i cittadini pugliesi (associazioni, movimenti, organizzazioni …) attivi in difesa dell’acqua bene comune, del diritto all’acqua?

Il presidente della Regione sa senza dubbio che la trasformazione nel corso degli ultimi venti anni delle imprese “ex” municipalizzate in imprese multiutility (multiservizio, in italiano) è avvenuta all’insegna dei processi di liberalizzazione dei “mercati” dei servizi pubblici e della privatizzazione delle aziende. E, di fatto, anche se i francesi continuano a parlare, mistificando la realtà, di “servizi pubblici affidati ad imprese private “; la stragrande maggioranza delle grandi imprese multliservizio in Francia, in Gran Bretagna, in Germania ed in Italia sono delle imprese private persino quotate in borsa. Ora, laddove un’impresa entra in borsa significa che la sua strategia non è più libera, autonoma. Non conoscono alcun diritto se il cittadino non paga il prezzo dei servizi ricevuti. E’ questo che desidera proporre anche il presidente della regione Puglia per l’acqua, l’energia, i rifiuti in Puglia?

Mi auguro che nei prossimi giorni, il presidente Emiliano romperà il silenzio, eliminerà i dubbi e porterà chiarezza in coerenza con le sue dichiarazioni del 25 marzo. Come cittadino e anche in quanto ex-presidente dell’Aqp, sono convinto che occorre aver fiducia nei rappresentati eletti, ma con vigilanza e responsabilità.

mercoledì 29 giugno 2016

Vogliono vendere la Puglia. RiPugliamocela!

La giunta regionale sta preparando un disegno di legge per portare a termine il processo di privatizzazione dell’Acquedotto pugliese. Il disegno è trasformare l’AQP in una multiutility sulla base del modello di società a capitale privato, quotata in borsa (*). E per fare questo la Regione Puglia spende 130.000 euro di soldi pubblici per una società di consulenza privata cui affidare lo studio dell’apertura al nuovo business.

E’ un atto gravissimo che evidenzia il totale disprezzo verso il volere popolare che nel 2011, attraverso un referendum, sancì che il servizio idrico integrato e gli altri servizi pubblici locali devono essere sottratti al profitto e all’obbligo di gestione attraverso forme di diritto privato!

Non possiamo che inserire questa ultima vergogna nella lunga lista degli attacchi che il nostro territorio sta subendo in nome del profitto e della speculazione - nel totale silenzio o, in alcuni casi, con la complicità delle istituzioni locali - assieme alla cosiddetta “emergenza” xylella, la Tap, le istanze di ricerca di idrocarburi lungo le nostre coste, le discariche, gli inceneritori, le centrali turbogas, lo sviluppo dell’eolico e del fotovoltaico in mega impianti a scala industriale, le strade inutili e la cementificazione,  la speculazione edilizia, il ricatto lavoro-salute-ambiente e tanto altro ancora.

Da notare che la multiutility AQP dovrebbe estendersi oltre la Puglia e dovrebbe gestire, oltre all’acqua, anche i rifiuti e le energie rinnovabili. Due settori che, per essere sostenibili da un punto di vista ambientale, sociale ed economico, dovrebbero essere gestiti a scala locale, in maniera decentrata, diffusa, facilmente controllabile dai cittadini. La scelta, invece, di accentrarli in una multiutiliy provocherebbe la concentrazione dei profitti e del potere, che ha già dato prova di mortificare e danneggiare - se non distruggere - il paesaggio e l’ambiente, la salute dei cittadini, la vita sociale ed economica nei territori.

Pensiamo sia urgente organizzare un fronte comune di tutti i movimenti, i comitati, i cittadini e le realtà che si oppongono a questa deriva in difesa dell’ambiente, del diritto alla salute e all’autodeterminazione dei territori, contro ogni privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni, per salva-guardare la nostra terra.

Per questo convochiamo un’Assemblea regionale aperta che si svolgerà in due appuntamenti secondo il seguente calendario:

-          venerdì 8 luglio, alle ore 18.00 a Bari (presso lo Spazio di Mutuo Soccorso “Bread & Roses”, via Amendola, 189/A)
-     venerdì 15 luglio, alle ore 19.00 a Lecce (presso “Manifatture Knos”, via Vecchia Frigole, 36)

Perché le nostre vite valgono più dei loro profitti. Perché il nostro territorio non è in vendita.
Perché la sovranità appartiene al popolo e la Costituzione delle nostre madri e dei nostri padri è ancora vigente.

Dal Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”


* Quotidiano di Puglia (Lecce) 15 Jun 2016

martedì 28 giugno 2016

AQP: qual è la posizione del PD Puglia? La Segreteria chiarisca!


Alla Presidente del PD Puglia, Assuntela Messina
Al Segretario del PD Puglia, Marco Lacarra
Ai componenti della Segreteria del PD Puglia

Bari, 27 giugno 2016

Gentile Presidente, gentile Segretario, gentili Componenti della Segreteria,

questa lettera aperta si rende necessaria a seguito del lungo silenzio seguito alle dichiarazioni e alla presa di posizione del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano di tre mesi fa.

All'indomani dell'approvazione – beffa - in Commissione ambiente alla Camera, della legge di iniziativa popolare che i movimenti per l’acqua pubblica presentarono nel 2007 con un emendamento, fra gli altri, che stralciava l’articolo 6 della suddetta legge, il quale sanciva il ritorno della gestione dei servizi idrici integrati a soggetti giuridici pubblici, il Presidente Michele Emiliano aveva dichiarato che “l’acqua deve essere considerata un bene comune pubblico e, conseguentemente, il servizio idrico privo di rilevanza economica, deve essere gestito da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza nella gestione e nel controllo. E aggiungeva che è fondamentale che la politica riacquisti la sovranità del governo dell’acqua, unico modo per garantire il diritto umano all’acqua potabile sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010” http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=20116).  Con queste motivazioni, il Presidente Emiliano si impegnava a chiedere ai parlamentari pugliesi di presentare gli emendamenti necessari a ripristinare il testo originario e, assicurava, l’istituzione di un tavolo tecnico istituzionale che valutasse le migliori modalità per garantire il rispetto dei principi referendari.


In questi tre mesi la Camera ha approvato un testo di legge completamente stravolto rispetto alla richiesta che emergeva dalla legge di iniziativa popolare del 2007 e dai referendum del giugno 2011 e gli impegni assunti dal Presidente della Regione Puglia sono rimasti lettera morta (in continuità, del resto, con chi l’ha preceduto).

L'Acquedotto Pugliese che potrebbe e dovrebbe divenire laboratorio privilegiato per una gestione pubblica e partecipata dell'acqua si avvia – secondo notizie di stampa – a diventare, al contrario, un altro tassello delle politiche di privatizzazione, trasformandosi in una multiutility, aperta anche a capitali (e interessi) privati, con una mission molto lontana da quella propria di un ente che deve garantire il diritto umano all'acqua e ai servizi igienici essenziali.

Il significativo scarto tra gli impegni del presidente Emiliano e i fatti sopra esposti, ci spingono a chiedere con forza una presa di posizione della Segreteria del Partito democratico pugliese e dell'intero partito.

In particolare, riteniamo che la storia personale e politica di alcune persone del PD, compresi componenti dell’attuale Segreteria, impegnati nelle battaglie in difesa dell'acqua bene comune e diritto umano inalienabile, non possa che condurre a una netta presa di posizione rispetto al silenzio del Presidente Emiliano e ai progetti di privatizzazione (de facto) del più grande Acquedotto d'Europa.


Sicuri della Vostra attenzione, restiamo in attesa di un rapido riscontro.

Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”

giovedì 23 giugno 2016

Emiliano spieghi perchè vuole fare dell'Acquedotto Pugliese una Multiutility aperta ai privati!

Acquedotto pugliese: un colpo al cerchio e uno alla botte.
La politica della Regione Puglia si conferma ambigua.


Il 25 marzo scorso, il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” ha incontrato il Presidente Michele Emiliano per un confronto sulla questione della Legge nazionale sull’Acqua e la gestione del servizio idrico integrato, sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese e sulla concretizzazione del diritto umano all’acqua potabile. In quella occasione, il Presidente ha dichiarato che “l’acqua deve essere considerata un bene comune pubblico e, conseguentemente, il servizio idrico privo di rilevanza economica, deve essere gestito da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza nella gestione e nel controllo. E ha aggiunto che è fondamentale che la politica riacquisti la sovranità del governo dell’acqua, unico modo per garantire il diritto umano all’acqua potabile sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010”. Inoltre, contestualmente il Presidente Emiliano ha assicurato l’istituzione di un tavolo tecnico istituzionale che valuti le migliori modalità per garantire il rispetto dei principi referendari (http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=20116). Tuttavia, a distanza di quasi tre mesi e nonostante le sollecitazioni in tal senso, il Comitato pugliese non ha ricevuto alcuna comunicazione al riguardo.
Anzi, lo scorso 25 maggio, è stata presentata in Consiglio regionale una mozione a firma del consigliere del Partito Democratico Ernesto Abaterusso, volta a  impegnare il Governo regionale ad avviare un percorso per la cessione delle azioni  dell’Acquedotto Pugliese, AQP SpA, dalla Regione Puglia (attualmente unico azionista) a tutti i Comuni pugliesi, rispetto alla quale il Comitato aveva espresso alcune criticità e richiesto il ritiro della mozione (www.lacquanonsivende.blogspot.com). La mozione è stata ritirata ma del tavolo tecnico neanche l’ombra.
Piuttosto, dai media apprendiamo che sarebbe pronta una nuova legge che avrebbe a oggetto la trasformazione dell’acquedotto pugliese in unamultiutility con l’ampliamento dell’oggetto sociale dell’acquedotto a gas, energia e smaltimento dei rifiuti e all’energia, sulla base del modello ACEA (Roma), HERA (Bologna e Reggio Emilia) e IREN (Genova e Torino), con capitale anche privato e quotate in borsa! Al riguardo, da quanto risulta dai media, sarebbe stato già affidato “un incarico di consulenza strategica volta all’espansione delle attività di AQP” e “alla verifica della forma societaria più idonea” alla società Bain&Company a fronte di un compenso di 130.000 euro!
L’acquedotto più grande d’Europa, costruito con soldi pubblici, con un utile in costante crescita fa gola a molti e lascia a “secco” (e non solo in senso metaforico) molti altri. In primis i cittadini pugliesi che vedono le loro tariffe costantemente aumentare (del 22,4% nel periodo 2007-2012 e ancora del 19% dal 2012 al 2015), che devono sostenere interessi di mora ed eventuali spese di recupero credito in caso di ritardo nel pagamento, o che si vedonostaccare la fornitura già a partire dal secondo insoluto! Cittadini ai quali non è garantito il diritto umano all’acqua!

E a fronte di questa situazione il Presidente Michele Emiliano cosa fa? Impiega 130.000 euro di soldi pubblici per una società di consulenza privata al fine di trasformare l’acquedotto in una holding e aprirlo al business dei rifiuti e delle energie, piuttosto che onorare l’impegno assunto e istituire il tavolo tecnico congiunto con professionisti e giuristi di fama nazionale e internazionale che avrebbero prestato la loro opera gratuitamente per la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.

A questo punto non ci resta che rivolgerci nuovamente a tutti i rappresentanti dei cittadini chiedendo di essere auditi quanto prima al fine di illustrare la nostra analisi su:

-          situazione attuale dell’acquedotto pugliese

-          rischi legati alla privatizzazione totale dello stesso

-          fattibilità sul piano giuridico della ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.


Ripubblicizzare l’acquedotto pugliese si può.

Garantire il diritto umano all’acqua potabile si può.

Preferire una politica costruita sulla preminenza della funzione sociale dell’acqua piuttosto che su quella economica si può.

Sottrarre l’acqua, bene vitale, alle logiche del profitto si può.

E’ solo questione di volontà politica e lo dimostreremo durante l’audizione presso le Commissioni del Consiglio regionale, sempre che i Consiglieri, il governo regionale pugliese e il Presidente Michele Emiliano siano interessati al confronto con i cittadini, rappresentati dal Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”, i quali - non dimentichiamolo - si sono espressi in modo chiaro e inequivocabile per il profitto fuori dall’acqua e per l’acqua fuori dalle logiche di mercato nei referendum del 12 e 13 Giugno 2011.

giovedì 26 maggio 2016

Ritirata la mozione da parte del Consigliere Abaterusso

Il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” esprime soddisfazione per il ritiro della mozione da parte del Consigliere Abaterusso e lo ringrazia per aver preso in considerazione la richiesta avanzata in tal senso (in calce).
Riconosciamo la volontà di confronto e attendiamo, al più presto possibile, l’istituzione del Tavolo tecnico congiunto paritario secondo l’impegno già assunto dal Presidente Michele Emiliano nell’incontro ufficiale con il Comitato Pugliese Acqua Bene Comune del 25 marzo scorso  e nelle dichiarazioni  in occasione del dibattito alla Camera sul DDL 2212 
Nel frattempo, torniamo a chiedere al Presidente della Regione e ai Consiglieri tutti (così come abbiamo già fatto in mattinata) di sostenere con forza,  in occasione del  dibattito al Senato sul DDL 2212, la visione dell’acqua come bene comune e diritto umano inviolabile (come sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010) e, conseguentemente, del servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica presupposto imprescindibile per una gestione realmente pubblica e partecipata della risorsa idrica.
Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”

Lettera al Presidente Michele Emiliano e al Consiglio regionale per RITIRO mozione ABATERUSSO


Egregio Presidente, Egregi Consiglieri,
oggi, mercoledì 25 maggio, verrà presentata in Consiglio regionale una mozione a firma del consigliere del Partito Democratico Ernesto Abaterusso, volta ad  impegnare il Governo regionale ad avviare un percorso per la cessione delle azioni  dell’Acquedotto Pugliese, AQP SpA, dalla Regione Puglia (attualmente unico azionista) a tutti i Comuni pugliesi. Il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” condivide l'opportunità di avviare un tavolo di confronto per avviare, assieme ai Comuni, un percorso condiviso in merito al rinnovo della concessione del servizio idrico integrato all'AQP in scadenza nel 2018 ma nel merito della mozione evidenzia alcune criticità.
Sulla base della legislazione attualmente vigente, il riferimento al supposto obbligo che la società in house debba essere obbligatoriamente partecipata dai Comuni non sembra esistere. Infatti, l'art. 7 della legge 164 fa riferimento agli Enti Locali in genere, non ai Comuni  (1e all'obbligo di partecipare all'ente di governo dell'ambito. Pertanto, poiché nel caso dell’Acquedotto pugliese l'ambito è quello regionale, l'ente locale di riferimento ci sembra possa continuare a essere la Regione.
Dunque, la proposta di trasferimento delle quote di AQP SpA ai Comuni non può essere imputata a un obbligo normativo di trasferimento ai Comuni.
Con riferimento al  modello di "governance" del servizio idrico,  riteniamo che sotto il profilo della opportunità politica sia necessario tener presente i rischi connessi con un frazionamento dell'azionariato ai 258 Comuni in un  contesto i cui molti Comuni si trovano a dover sottostare a vincoli di bilancio e difficoltà a garantire i servizi essenziali, con conseguenti possibili percorsi di  cessione delle quote azionari a privati o problemi di governabilità a livello di decisioni da adottare a livello di ATO. 
E’ evidente che a fronte dell'orientamento del Governo nazionale che spinge verso la privatizzazione dei servizi pubblici locali (Decreto Madia) è necessario che il Consiglio e il Governo regionale operino sull'acqua e sul servizio idrico una scelta politica netta che merita di essere affrontata in Consiglio regionale in  occasione del rinnovo della concessione  anche in relazione al dibattito in Parlamento sul Disegno di  legge  2212 su " Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque, già approvata dalla Camera ed in discussione al Senato”.
Il nodo è ancora una volta la visione dell’acqua e della sua funzione sociale assicurata attraverso il servizio idrico integrato. Il servizio idrico può essere inteso di rilevanza economica (decisione che viene consolidata dal Governo nazionale attraverso il Decreto Madia) o essere classificato come   privo di rilevanza economica (opzione consentita dalla normativa europea agli Stati membri).
Quest'ultima visione è stata espressa dai cittadini pugliesi e da quelli italiani attraverso il referendum del 2011 e dagli impegni pubblici assunti dalla Regione nella persona del Presidente Emiliano nell’incontro ufficiale con il Comitato Pugliese Acqua Bene Comune del 25 marzo scorso  e da dichiarazioni  in occasione del dibattito alla Camera sul DDL 2212. 
Sulla base di queste considerazioni, il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”,
CHIEDE
-  Al Consigliere Abaterusso di ritirare la mozione
-  Al  Presidente della Regione e al Consiglio regionale di
1)  Sostenere con forza,  in occasione del dibattito al Senato sul PDL 2212, la visione dell’acqua come bene comune e diritto umano inviolabile (come sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010) e, conseguentemente, del servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica presupposto imprescindibile per una gestione realmente pubblica e partecipata della risorsa idrica;
2)  di istituire, entro Giugno, un Tavolo tecnico paritario con la società civile per un confronto sulle prospettive e modalità di affidamento del rinnovo della concessione.

Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”.
(1)  [“Gli enti locali ricadenti  nel  medesimo ambito ottimale partecipano  obbligatoriamente  all'ente  di  governo dell'ambito, individuato dalla competente regione per ciascun  ambito territoriale ottimale,  al  quale  e'  trasferito  l'esercizio  delle competenze ad essi spettanti in materia  di  gestione  delle  risorse idriche, ivi compresa la programmazione delle infrastrutture  idriche di cui all'articolo 143, comma 1.»]

sabato 2 aprile 2016

Lettera aperta a Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia. Un forte "Bravo" per il Suo rifiuto del furto della sovranità popolare e dell'acqua diritto umano e bene comune.

Bravo Signor Presidente,

di ritorno da un breve soggiorno all'estero, è stato un vivo piacere leggere il comunicato dell'ufficio stampa della Regione Puglia del 26 marzo scorso nel quale si riportano le Sue dichiarazioni in merito alla legge nazionale sull'acqua e la gestione idrica. Proprio oggi, è cominciato alla Camera dei Deputati  il dibattito sugli emendamenti proposti   dai parlamentari del PD ("Partito Dominante") al progetto di legge nazionale sull'acqua d'iniziativa popolare (più di 400 mila firme raccolte! sottomesso al Parlamento nel lontano 2007 e solo dal 2015 messo in esame dal Parlamento!. Le Sue dichiarazioni sono di grande rilievo perché se gli emendamenti fossero approvati, essi travolgerebbero radicalmente il senso e le finalità della legge d'iniziativa popolare. 

Vorrei esprimerLe il mio plauso e ringraziarLa sinceremente  per aver affermato con forza, chiarezza e semplicità quattro principi chiave per i quali  i movimenti dell'acqua in Italia , Europa ed altrove (il popolo degli "acquaioli!")  si battono da anni con convinzione e ragione. In particolare , le Sue dichiarazioni costituiscono un forte omaggio a tutti i cittadini italiani in lotta per il  rispetto integrale dei risultati dei due referendum abrogativi sull'acqua del 2011 finora inattesi, vuoi ignorati e, da poco, apertamente rigettati dal governo. 

Il primo principio da Lei difeso è quello secondo il quale “l’acqua deve essere considerata un bene comune pubblico". Era tempo di riaffermarlo in un contesto in cui la stragrande maggioranza delle classi dirigenti italiane ed europee hanno apertamente optato in favore dell'"acqua bene economico " soggetto a rivalità ed esclusione, cioé merce, e quindi, sottomesso ad un prezzo di scambio, monetarizzato. L'idea della monetizzazione  della vita predomina: fa bene constatare che un dirigente politico del Suo peso prenda posizione contro la mercificazione  dell'acqua.

Questo è nettamente precisato nel secondo principio da Lei riconosciuto e cioé che " il servizio idrico (è) privo di rilevanza economica". Da anni, i poteri forti italiani hanno tentato con leggi ed altre misure socio-economiche di affermare  che il servizio idrico è di rilevanza economica, considerando  detto servizio un'attività industriale e commerciale e, come, tale vendibile ad un prezzo abbordabile su tutti i mercati. Da qui le loro ripetute iniziative miranti ad includere i servizi idrici nei trattati europei ed internazionali di liberalizzazione di tutti i  servizi ( parzialmente fallite finora grazie alla resistenza dei cittadini).

Grazie, Signor Presidente, per aver riaffermato che  il servizo idrico è un obbligo per lo Stato e la collettività in quanto esso è essenziale per la concretizzazione del diritto umano all'acqua potabile ed ai servizi igienico-sanitari. 

Il terzo  ed il quarto principio costituiscono  un riconoscimento eclatante dell'imperativo di dover mettere fine al furto sistematico della sovranità dei cittadini in corso anche in italia. Ella ha ragione di insistere sul fatto che il servizio idrico deve essere gestito da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza nella gestione e nel controllo e che .“bisogna che la politica riacquisti la sovranità del governo dell’acqua, unico modo per garantire il diritto umano all’acqua potabile sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010”.

Vorrei sottolineare l'importanza dell'ultima frase con la quale Ella ricorda pertinentemente il legame tra diritto umano all'acqua e sovranità della politica sul governodell'acqua. Lei mette il dito sulla centralità del binomio diritti umani e sovranità effettiva dei cittadini. Oggi, i rappresentanti eletti della politica hanno abbandonato la loro sovranità affidando il governo dellla maggioranza dei beni e servizi comuni pubblici ai soggetti finanziari mondiali ed ai meccanismi del mercato globale (caso emblematico dell'Unione europea) . Né la finanza né il mercato riconoscono alcun diritto, ad eccezione  del diritto di proprietà privata e della libertà di azione del capitale. I  diritti umani e sociali sono da essi considerati un brutto costo, una zavorra da scaricare il più rapidamente possibile.

Come vede, Signor Presidente, penso che i cittadini  italiani debbobo esserLe grati. Memore, inoltre, dei contatti di fiducia e di rispetto intrattenuti con Lei  allorché ebbi l'onore di essere presidente dell'Acquedotto Pugliese(2015-2016) e Lei era sindaco di Bari, mi consenta di dirLe che sono fiducioso che nei prossimi mesi Ella cercherà di mettere in pratica in Puglia i principi sopra proclamati ispirando nella loro direzione i lavori del tavolo tecnico di cui ha assicurato l'istituzione. 

Spero di poter seguire a distanza i lavori del tavolo tecnico. Nel frattempo, Le rinnovo i miei complimenti,  con immutata stima e fiducia.

Riccardo Petrella
Ex-presidente dell'Acquedottto Pugliese, Presidente dell'IERPE (Institut Européen de Recherche sur la Politique de l'Eau) (B) 

President IERPE www.ierpe.eu - www.rampedre.net
Gruppo Promotore Banning Poverty 2018 www.banningpoverty.org