martedì 21 novembre 2017

Consiglio Regionale su AQP SpA: cronaca di una monotematica sui generis!!!

Domande dei Comitati, Petrella e Lucarelli ancora senza risposta.
Presidente, consiglieri: di cosa avete paura?

Venerdì 17 novembre, in Consiglio regionale si è tenuta quella che sarebbe dovuta essere una monotematica sul futuro di AQP. Questo Consiglio monotematico è nato dalle proposte del Movimento 5 stelle e del Consigliere Borracino, che hanno accolto le richieste del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”, di rompere il silenzio sull'AqP dopo il maggio di quest'anno, mese in cui si è chiuso il tavolo tecnico paritetico fra lo stesso Consiglio Regionale e il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”.
La discussione, dalle ore 10.30 è slittata alle 14, cosa che, insieme al diniego di parola al Comitato in sede di Consiglio, la dice lunga sulla reale portata democratica di questo Governo, che da un lato “promuove” pseudo leggi sulla Partecipazione e dall’altro nega l’ascolto alla cittadinanza!

Il Consigliere Borraccino con una scelta personale ha chiesto di mettere ai voti la possibilità di trasformazione di AqP in azienda speciale che è stata prevedibilmente bocciata dalla maggioranza! D'altra parte, tale proposta ha smascherato tutte le belle parole della maggioranza (con qualche eccezione) e dell'opposizione di destra che hanno votato compatte contro la trasformazione di AqP in azienda speciale.

Hanno votato A FAVORE della trasformazione di AQP SpA in Azienda speciale :
Tutti i consiglieri del M5S, Borraccino (SI) e Blasi (PD)
ASTENUTI :
Abaterusso e Romano (art 1) e Santorsola (Noi a sinistra)
CONTRO:
Il resto del PD, il resto della maggioranza, tutti i partiti di destra e tutti gli altri, compreso il CONSIGLIERE AMATI che, anni addietro, invece, aveva votato la delibera 1959/2009 con la quale il governo sanciva il principio secondo cui «l’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato» e definiva il servizio idrico integrato come «servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica», stabilendo che la sua proprietà e gestione «devono essere pubbliche” . Evviva la coerenza!!!

Inoltre, riscontriamo che il Presidente Emiliano ha deciso di non rispondere a nessuna domanda posta dal Comitato pugliese, dalla Rete Salvalacqua e dalle altre realtà presenti, per voce dei consiglieri del M5s, continuando con la sua narrazione dell'acqua pubblica.

Così come è stato bocciato anche l'ODG del M5S che chiedeva al Presidente Emiliano di dare risposta alle lettere aperte del Prof. Riccardo Petrella e del Prof. Alberto Lucarelli che, rispettivamente, chiedevano del paventato processo di trasformazione in grande multitutilty del sud di AqP, e di dare un qualsiasi riscontro alla bozza di delibera presentata in sede di tavolo tecnico per la ripubblicizzazione di AQP in ente di diritto pubblico. Ma niente! Neanche per cortesia istituzionale!

Il Consigliere Colonna ha presentato una mozione per chiedere la proroga al governo nazionale dell'affidamento attuale e che facesse in modo, anche venendo meno tale proroga, che tale affidamento di gestione resti in mano all'attuale AqP S.p.A. La votazione su tal proposta è stata rinviata per mancanza di numero legale.

Ricordiamo che il tavolo tecnico istituito con delibera si è concluso con la presentazione della bozza di delibera del Prof. Alberto Lucarelli sulla trasformazione di AQP SpA in soggetto di diritto pubblico dopo che lo stesso prof. Lucarelli aveva dimostrato la fattibilità giuridica di tale trasformazione. A oggi, né il Presidente, né la giunta hanno dato riscontro a tale documento né agli interrogativi posti nelle lettere aperte dal Prof. Lucarelli e dal Prof. Petrella. E’ uno scandalo, oltre che una vergogna!!!!

Nonostante questo – e, anzi, a maggior ragione - il popolo dell'acqua non si ferma continuerà nella sua battaglia. Perche si scrive acqua e si legge democrazia!

mercoledì 11 ottobre 2017

CARTA DI BARI a DIFESA DELLE FONTI D'ACQUA


 "LA CARTA DI BARI PER LA DIFESA DELLE FONTI D’ACQUA”

 NO AL GESTORE UNICO DEL CENTRO SUD ITALIA. Il piano delle multinazionali francesi Suez e Veolia deve essere fermato con ogni mezzo democratico”, questa la posizione espressa dalla Rete a Difesa delle Fonti d’Acqua del Mezzogiorno d’Italia, riunitasi a Bari il 7 ottobre scorso.
Presenti i rappresentanti di tutte le regioni del distretto appenninico e non solo, che hanno ricostruito e discusso il progetto di occupazione delle sorgenti idriche messo in campo dalle lobby.

“I cambiamenti climatici e l’inquinamento riducono l’acqua e le Corporation si accaparrano quella disponibile – dice il referente Pugliese della Rete - con l’obiettivo di speculare sulla sete dei cittadini”.

Dal confronto è emersa la centralità del ruolo dell’Acquedotto Pugliese. “Se Emiliano non è in grado di fronteggiare le pressioni del Governo e delle Multinazionali, abbia il coraggio di lasciare e torni a fare il magistrato” affermano gli attivisti della Rete “Chiediamo all’uomo di legge di assumere una posizione chiara di rispetto della Costituzione della Repubblica italiana”.

La Carta di Bari fa propria la Risoluzione 64/2010 delle Nazioni Unite, che proclama il diritto universale all’acqua e chiede al Governo e al Parlamento italiano di nazionalizzare la gestione delle fonti d’acqua, come previsto dall’articolo 42 della Costituzione e alle Regioni di programmare e sostenere le ripubblicizzazioni.

Le lobby premono per privatizzare anche i 2000 Comuni d’Italia, che resistono con le gestioni in economia nel rispetto del referendum del 2011. Puntano ai 60 miliardi per gli investimenti, che l’Autorità li autorizza a prelevare in bolletta.  L’Italia già privatizzata ristruttura le reti con una media di 3,8 km all’anno. Per ripararle tutte ci metteranno 250 anni creando emergenze idriche.

La Cassa del mezzogiorno, gestione pubblica del dopoguerra, ha costruito 23 mila km di reti idriche con fondi pubblici in meno di 30 anni portando l’acqua in tutte le città del centro sud Italia.

SUEZ e VEOLIA (l’una controllata dallo Stato francese, l’altra dalla Cassa Depositi francese) sono statecacciate in oltre 50 gestioni dell’acqua in Francia, compresa Parigi, a causa dei disastri che hanno prodotto. Hanno spostato i loro interessi in Italia dove le multinazionali francesi già controllanol’acqua nel Lazio, l’ACEA e Acqualatina, in Umbria, Umbriacque, in Campania, la Gori, la Gesesa e Acqua Campania, in Calabria influenzano la Sorical e hanno puntato il Molise e la Basilicata. Stanno allungando i loro tentacoli sull’Abruzzo, la Sicilia e altre regioni d’Italia. “Un piano industriale di medio temine –dichiara la referente Campana - che punta ad accorpare in un unico grande soggetto non solo all’acqua, ma anche i rifiuti, i trasporti e l’energia, per acquisire il controllo dei servizi pubblici locali di oltre 15 milioni di abitanti”.

RETE A DIFESA DELLE FONTI D’ACQUA DEL MEZZOGIORNO D’ITALIA

Per info:
Maurizio 3473543782, Federico 3802370343, Consiglia 3297745761


23 MILA KM DI ACQUEDOTTI CREATI DAL PUBBLICO SONO SOTTO ATTACCO DELLE MULTINAZIONALI, PUNTANO AI 60 MILIARDI CHE L’AUTORITÀ METTE IN BOLLETTA PER RISTRUTTURARLI

LE LOBBY PREMONO SUI 2000 COMUNI, CHE RISPETTANO IL REFERENDUM E CHIEDONO DI COMPLETARE L’OPERA DI PRIVATIZZAZIONE DELL’ITALIA!

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ACQUA Loro il Festival dei profitti, Noi la Rete dei diritti!


I mercanti dell'acqua organizzano a Bari la spartizione dei nostri territori attraverso il disegno di un "Grande Acquedotto del Sud” (privato ovviamente).

La risposta dei movimenti popolari al Festival dell'acqua è la Carta di Bari per la difesa delle fonti idriche del Mezzogiorno. La Carta costituirà la piattaforma sulla quale organizzare la mobilitazione interregionale per bloccare questo progetto.

La nostra proposta è la costituzione di enti territoriali di diritto pubblico per la gestione del SII che preveda meccanismi di controllo e di partecipazione in coerenza con la volontà popolare espressa attraverso il referendum del 2011.

Prendiamo atto che la Regione Puglia sceglie come interlocutori le multinazionali invece dei cittadini, spianando la strada alla privatizzazione dell'Acquedotto Pugliese e di tutti gli enti gestori del sud Italia. Una Regione al servizio delle lobbies di Acqua, Energia e Rifiuti con Emiliano, come Vendola in passato, a fare gli onori di casa.

È sconcertante che l'Università, luogo della costruzione del sapere critico si presti a una operazione di propaganda legittimando cosi un sistema che antepone il profitto al diritto umano all’acqua.

Loro il Festival dei profitti, noi la Rete dei diritti

venerdì 6 ottobre 2017

Assemblea della Rete a difesa delle fonti idriche Del Mezzogiorno d’Italia


Sull’Acquedotto Pugliese – e, di riflesso, su molti acquedotti del Sud Italia - si addensano nere nubi: progetti di trasformazione di AQP SpA in una “multiservizi” che si occupi di rifiuti ed energie rinnovabili, oltre all’acqua, superando i confini regionali, con l’ingresso di privati (multinazionali francesi). In pratica, un “bestione” incontrollabile votato esclusivamente al profitto.

 Intanto la Regione Puglia rifiuta, di fatto (con un assurdo silenzio istituzionale), la proposta di ripubblicizzazione elaborata dal Prof. Alberto Lucarelli e presentata al tavolo tecnico paritario fra Regione, Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e le realtà aderenti alla rete “Acqua e democrazia”. Proposta, questa, assolutamente fattibile –sul piano sia giuridico sia tecnico - che porterebbe a una gestione del servizio idrico integrato certamente più equa ed efficiente dell’attuale. Mentre a fine 2018 scade la convenzione che affida il servizio idrico ad AQP ed entro Giugno 2018 si deve decidere se “rinnovare” questa convenzione oppure scegliere un nuovo gestore con una gara sul libero mercato e con l’obiettivo di “costruire” un “grande acquedotto del sud”.

In una situazione così aleatoria è assolutamente necessario che i cittadini del Mezzogiorno d’Italia abbiano voce in capitolo.

L’acqua è un diritto umano e un bene comune e non può e non deve essere gestita per farne lucro. In Italia – fino a prova contraria – la sovranità appartiene al popolo. Pertanto, i governanti non possono ignorare l’esito referendario del 2011!
Di questo e di come affrontare questa difficile sfida, si parlerà alla

III Assemblea
delle reti per la difesa delle fonti idriche del Mezzogiorno d’Italia


che si svolgerà, sabato 07/10/2017 a BARI
presso la casa dei Missionari Comboniani (via Giulio Petroni 101).


Programma:

Ore 10.30 – Accoglienza
Ore 11.30 - Assemblea: Stato dell'arte nei territori/ vertenze per l'acqua bene comune
Ore 13.00 - Pranzo con sottoscrizione
Ore 14.30 - Assemblea: Definizione di una strategia unitaria contro il progetto del "Grande Acquedotto del Sud"
ore 16.00 - Definizione di un'agenda comune per le mobilitazioni.


Sarà presente P. Alex Zanotelli.


 La cittadinanza, i comitati e le associazioni sono invitati a partecipare.



Questo documento spiega, per sommi capi, quanto sta accadendo nel Centro-Sud Italia ( ma le dinamiche sono le stesse anche altrove), ringraziando Thierry e la Rete Europea per l'Acqua, per la pubblicazione:

http://europeanwater.org/it/azioni/focus-per-paese-e-citta/712-l-attacco-alle-fonti-d-acqua-nel-mezzogiorno-d-italia


INFORMAZIONI LOGISTICHE:

Per facilitare l'organizzazione, chiediamo a chi intende fermarsi a pranzo di comunicarlo tempestivamente.


SPOSTAMENTI DAL SALENTO



Stiamo organizzando spostamenti da Lecce per Bari per la mattina o per il solo pomeriggio, per chi la mattina non è disponibile.

Se ti serve un passaggio la mattina contatta Alessandro Leucci alexleucci@hotmail.it https://www.facebook.com/search/top/?q=alessandro%20leucci

Se ti serve un passaggio solo nel pomeriggio contatta me carlo.martignano@libero.it https://www.facebook.com/carlo.martignanooppure Paolo Vannelli paolovannelli@tin.it

mercoledì 13 settembre 2017

ACQUEDOTTO PUGLIESE: Basta silenzi e menzogne!

Che si convochi un Consiglio Regionale monotematico sul futuro di Aqp.


Circa tre mesi fa si è chiuso il tavolo tecnico paritetico tra Regione Puglia e Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” istituito dalla Regione Puglia per l’individuazione del prossimo modello di governance per Aqp. L’unica proposta concreta - supportata da indicazioni sulla fattibilità tecnica e giuridica partorita dal tavolo è quella di trasformazione di AQP da società per azioni in azienda speciale. Si tratta della proposta di legge messa a punto dal Prof. Alberto Lucarelli (che ha già curato la ripubblicizzazione dell’acquedotto di Napoli) che, se adottata, trasformerebbe Aqp da una società di diritto privato, ad in un’Azienda di diritto pubblico. In questo modo, l’acqua, bene comune per antonomasia, sarebbe sottratta alle regole di mercato e alle speculazioni finanziarie, garantendo il diritto all’accesso a tutti i Pugliesi, in linea con la volontà popolare emersa chiaramente dal referendum del 2011.
Nella fattispecie, sottolineiamo che la proposta di legge di trasformazione di AQP ha superato brillantemente tutti i dubbi e le criticità avanzate dall’ufficio legislativo e dai consiglieri regionali presenti al tavolo tecnico, grazie al meticoloso e prezioso contributo del Prof. Albeto Lucarelli al quale va il ringraziamento nostro e dei cittadini pugliesi.
Insomma: L’ACQUEDOTTO PUGLIESE PUO’ ESSERE RIPUBBLICIZZATO SENZA SE E SENZA MA.
A questo punto, ci saremmo aspettati un riscontro da parte del Presidente Emiliano e del governo regionale, almeno per rispetto delle professionalità presenti al tavolo tecnico e del lavoro di quanti, spinti dal senso di giustizia sociale e passione (senza neanche un rimborso spese), hanno messo a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze.  E, invece, nulla. Tre mesi di silenzio assoluto intervallati da un cambio nel Consiglio di Amministrazione all’insegna dello “spoil system” che ha fatto parecchio discutere addetti ai lavori e non.
Solo ieri sera, giovedì 7 settembre, il Presidente Emiliano ha ritenuto di dover tornare sull’argomento (forse perché incalzato), intervenendo alla festa regionale di Sinistra Italiana. Le sue parole sono state surreali. Ha ripetuto la medesima menzogna priva di alcun fondamento con cui aveva provato a liquidare le istanze di ripubblicizzazione più di un anno fa: “Aqp non può essere trasformato in azienda speciale perché è una società troppo grossa”. Tutto ciò nonostante il tavolo tecnico paritetico – da lui istituito e cui la giunta stessa ha partecipato - abbia stabilito diametralmente il contrario! Siamo basiti di fronte a tanto pressapochismo e mancanza di onestà intellettuale.  Se il Presidente Emiliano intende non ripubblicizzare Aqp si tratta di una Sua scelta precisa per cui si prenderà  le proprie responsabilità politiche ma non pensi che il Comitato, le associazioni aderenti ad “Acqua e Democrazia” e, più in generale, i cittadini pugliesi abbiano intenzione di arrendersi.

Pertanto, chiediamo:
  1.  A tutti i consiglieri regionali di convocare un consiglio regionale monotematico che possa fare definitiva chiarezza sul tipo di governance cui la Regione Puglia intende dotare Aqp, motivando le relative scelte alla luce degli esiti del tavolo tecnico paritetico e del referendum del 2011; e nel quale sia data lettura delle lettere aperte (pubblicate su testate nazionali) inviate dal Prof. Riccardo Petrella e dal Prof. Alberto Lucarelli al Presidente Emiliano pretendendo la risposta che il Presidente non ha mai dato (neanche per cortesia istituzionale!!!).
  2. Ai sindaci, che più di tutte le altre cariche istituzionali, vivono il disagio di un acquedotto che risponde al diritto privato e che sistematicamente non rispetta il diritto all’acqua, tagliando il servizio anche ai meno abbienti, di attivarsi quanto prima a tutela dei propri cittadini attraverso, ad esempio, l’organizzazione di un coordinamento degli enti locali per l’acqua pubblica (come avvenuto già nel 2008).
  3. Alla Regione Puglia e ad Aqp Spa di rendere finalmente pubbliche le conclusioni dello studio commissionato più di un anno fa a “Bain&Company” sul futuro di AQP, come chiesto dai Comitati e da alcuni consiglieri regionali a più riprese, almeno in nome di un principio di trasparenza. Secondo fonti giornalistiche, paradossalmente le uniche a darne notizia, addirittura l’oggetto di questo studio riguarderebbe un totale stravolgimento della struttura, della composizione azionaria e delle finalità stesse della società AqP che si  trasformerebbe in una “multiservizi” che si occupi anche di gestione di rifiuti e di energia e  vada a servire un territorio ben più vasto della Puglia, espandendosi, nel settore dell'enginering, anche in campo internazionale. Se questo fosse vero (e non è mai stato smentito) sarebbe osceno che una così profonda e radicale trasformazione si pretenda di realizzarla completamente “a porte chiuse”, escludendo totalmente i cittadini rappresentati sia dai comitati per una corretta e democratica gestione delle risorse idriche, dell’energia e dei materiali da recupero (erroneamente chiamati “rifiuti”), sia dai rappresentanti istituzionali: consiglieri regionali, amministrazioni provinciali e comunali. Rappresenterebbe un atto inedito di inaccettabile involuzione autoritaria.    


Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” e le associazioni/organizzazioni/comitati aderenti alla campagna “Acqua e democrazia”

venerdì 4 agosto 2017

Il Prof. Lucarelli scrive al Presidente Emiliano: "occorre che la gestione dell’acqua sia affidata ad un soggetto di diritto pubblico"

Riportiamo di seguito la lettera aperta del Prof. Alberto Lucarelli* a Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, pubblicata su Il Manifesto il 14/7/2017.


Caro Presidente Emiliano,
Come ben sa, l’acquedotto pugliese, il più grande d’Europa, è un simbolo sociale che, per la sua storia, va ben oltre la sua funzione di erogazione del servizio idrico. La Regione Puglia, dando più volte mandato al sottoscritto, si è battuta, nel recente passato, e con successo, affinché in Corte costituzionale fosse rispettato l’esito referendario, avverso ripetuti tentativi di aggirarlo, o peggio ancora, di negarlo da parte dei governi Berlusconi e Monti.
Proprio quell’esito referendario che nel giugno del 2011 vide circa 27 milioni di cittadini esprimersi contro la privatizzazione della gestione delle risorse idriche; esito che, come ha affermato appunto la Corte costituzionale con sentenza n. 199 del 2012, attraverso una lettura attenta dell’articolo 1 della Costituzione, e soprattutto, della nozione di sovranità popolare, stabilisce che il legislatore debba rispettare quanto espresso dai cittadini con il voto referendario..
Quindi, per rispettare nel pieno la volontà referendaria, occorre che la gestione dell’acqua sia affidata ad un soggetto di diritto pubblico, fisiologicamente estraneo alle logiche del mercato e del profitto. Questa scelta, come affermato dalla Corte costituzionale, è assolutamente in linea con il diritto europeo. Inoltre, va detto che, con la recente approvazione del decreto Madia (c.d. testo unico sulle partecipate pubbliche), le forme giuridiche della s.p.a., a capitale interamente pubblico, e della società mista risultano fortemente ridimensionate.
Sempre in una logica fortemente restrittiva della presenza delle spa pubbliche, nell’ambito dei servizi pubblici locali, il Decreto Madia sulle partecipate prevede che entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo sulle partecipate, debba essere effettuata una ricognizione straordinaria da parte delle amministrazioni pubbliche, per verificare quali società non corrispondono ai criteri per mantenere la partecipazione da parte dell’ente.
Quindi, in tale contesto, trasformare AQP da una SpA in un’azienda speciale significherebbe anche sottrarsi all’obbligo di ricognizione e, dunque, scongiurare il rischio di dover essere costretti a porre le azioni sul mercato.
In questo scenario Lei, recependo la mozione approvata dal Consiglio regionale il 21 febbraio 2017 e sollecitata dai cittadini tramite il Comitato pugliese “Acqua bene comune” e le altre realtà aderenti alla campagna “Acqua e Democrazia”, ha proposto alla Giunta e ottenuto l’istituzione di un tavolo tecnico (Deliberazione GR n. 370 del 21/03/2017) presso l’istituzione da Lei presieduta, con l’obiettivo indicato dal Consiglio di “delineare soluzioni tecnico-giuridiche che consentano di garantire la gestione pubblica del Servizio idrico integrato (SII), in conformità alla volontà popolare espressa nel referendum 2011, allo scadere della concessione ad Acquedotto Pugliese S.p.A.” e, pertanto, di verificare la percorribilità e sostenibilità giuridica di un percorso teso a trasformare la società per azioni, che gestisce l’acquedotto pugliese, in un’azienda speciale; soggetto di diritto pubblico, che trova il proprio fondamento giuridico nell’art. 43 Cost. e nello stesso articolo 75 Cost., in relazione ad un possibile tradimento della volontà popolare e dell’inequivoco risultato politico espresso.
Su questi presupposti, mi è stato chiesto di partecipare al tavolo tecnico, proprio per dare il mio contributo giuridico, in ordine alla definizione del processo di trasformazione. Ho accettato con entusiasmo, e in tal senso,.ho redatto e – in data 17 maggio – posto all’attenzione del tavolo tecnico una bozza di articolato con la quale si delinea il processo di trasformazione e la sua piena sostenibilità giuridica. Il documento, a seguito di opportune osservazioni, è stato integrato e consegnato alle istituzioni in via definitiva.
Ora, caro Presidente, non si pretende ovviamente che quel testo venga dall’Istituzione da lei presieduta ratificato, ma perlomeno che costituisca oggetto di un dibattito e di una risposta. Ad oggi tutto tace e l’affidamento della gestione ad AQP, come Lei sa bene, è in scadenza.
Io resto a Sua disposizione per un confronto, ma credo che tutti i cittadini pugliesi abbiano il diritto di ricevere una risposta al progetto dettagliato che oggi sta sulla Sua scrivania.
* Ordinario di diritto costituzionale, ex-assessore al Comune di Napoli ai beni comuni e alle risorse idriche

mercoledì 28 giugno 2017

Convegno: "Verso un acquedotto davvero pubblico"


Da anni ci battiamo perché il diritto all’acqua sia rispettato ed il servizio idrico sia sottratto alle logiche e agli appetiti privati. In Puglia ci battiamo perché l’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa, sia finalmente messo al riparo da imminenti possibili svendite e smembramenti. 

Il 17 maggio 2017 si è tenuto l'ultimo incontro del tavolo tecnico paritetico con la Regione Puglia, frutto della lotta del Comitato Pugliese Acqua Bene Comune e di tutte le soggettività che hanno aderito alla campagna "Acqua e Democrazia". 

Abbiamo presentato una proposta di delibera di effettiva ripubblicizzazione del nostro acquedotto, risultato del lavoro approfondito dei Professori Alberto Lucarelli (già estensore dei quesiti referendari del 2011 e assessore della giunta De Magistris che ha curato la ripubblicizzazione del servizio idrico napoletano) e Bruno De Maria, a dimostrazione che trasformare AqP da società per azioni in azienda speciale è possibile. Anzi, è doveroso.

Ora tocca alla Giunta Regionale scegliere quale futuro dare al servizio idrico integrato assumendosi la responsabilità di una scelta politica non più rinviabile: se far tornare l'acqua nell'alveo dei beni comuni, garantendone il diritto all'accesso a di tutti e tutte, o continuare ad affidarne la gestione ad una forma privatistica quale la società per azioni, che per sua natura deve tendere a conseguire e massimizzare i profitti, a scapito dei diritti, della trasparenza, della partecipazione, come dimostrano i distacchi per morosità incolpevole, i tagli ai servizi e agli organici ed i depuratori sotto procedimento penale e mal funzionanti.

L'obiettivo del convegno è quello di presentare e spiegare la delibera presentata nel tavolo tecnico.

Ore 17.00; Aula "Aldo Moro", Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi di Bari.

Introduzione:
Loretta Moramarco - Comitato Pugliese Acqua Bene Comune

Relazioni:
Prof. Gaetano Bucci: "Il bene comune acqua nella Costituzione"

Prof Alberto Lucarelli: "Trasformazione di Aqp in azienda speciale"

E' invitato il Presidente della Giunta Regionale, Michele Emiliano.