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lunedì 22 agosto 2011

ACQUA. RUMORE MEDIATICO MA INTESA BIPARTISAN

Dal "rumore mediatico" che gli schieramenti politici stanno provocando sembra che emergano due posizioni nette:

1) la Regione Puglia, recependo la volontà degli elettori (espressa nel referendum del 12-13 giugno), vuole ripubblicizzare l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A. mediante una legge regionale;

2) il Governo nazionale, ignorando quella stessa volontà, vuole impedirlo.
Se le apparenze non ingannano, abbiamo quindi da un lato i "buoni" e dall'altro i "cattivi": situazione chiarissima. Il problema però è che qui le apparenze ingannano, eccome!
Intendiamoci: l'atto del Governo nazionale non è assolutamente condivisibile, in quanto, cercando di aggrapparsi a tutti i possibili appigli giuridici, mira di fatto a conservare lo "status quo" e, quindi, a ignorare la volontà degli elettori.
Però, detto questo, non abbiamo ancora fatto chiarezza fino in fondo, in quanto i processi in atto travalicano il mero rapporto fra una Regione e il Governo nazionale e vedono coinvolti molteplici soggetti e interessi che, giocando su più fronti, non sono immediatamente riconoscibili. 
La legge regionale pugliese in questione, nel pronunciarsi in merito alla forma giuridica che il nuovo acquedotto "ripubblicizzato" dovrà assumere fa riferimento a una vaga “azienda pubblica regionale”, che non è prevista in quella forma dalla legislazione italiana.
Le ripetute richieste di chiarificazione su questa “vaghezza” del testo di legge, da parte del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, hanno per ora ricevuto l’assicurazione che la forma giuridica sarà quella di “azienda speciale” dal capogruppo di SEL alla Regione Puglia, ma ancora (e benché sollecitate) non vi sono dichiarazioni ufficiali in tal senso e il ricorso del Governo nazionale rischia di creare ulteriori elementi di confusione.
Inoltre, non possiamo non ricordare che il testo originario del disegno di legge regionale, concordato con i rappresentanti del Comitato pugliese e del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, qualificava esplicitamente il servizio idrico integrato come "servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica", sottraendolo, quindi, di fatto e di diritto alla disciplina della concorrenza e di conseguenza alla competenza statale. Nel testo definitivo, per volontà del legislatore regionale, quella chiara specificazione è stata soppressa e tale soppressione, alla luce dei fatti, non è stata priva di conseguenze, visto che proprio alla tutela della concorrenza si appella ora il Governo, per impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale, in quanto tutto ciò che attiene ai mercati e alla concorrenza è di competenza statale.
Possiamo parlare di autogoal del Consiglio regionale, in questo caso?
Il fatto che la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, in questo caso di quello pugliese, incroci percorsi del tutto opposti lo si evince dal moltiplicarsi di iniziative ed eventi apparentemente  “innocenti”, i cui attori e promotori sono tutt’altro che neutrali.
Basti pensare al fatto che l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A., in compagnia di società come Hera S.p.A., Acea S.p.A., di multinazionali come Veolia, ecc., risulta essere fra gli sponsor del "Festival dell'Acqua", fortemente voluto e organizzato da Iren S.p.A. e Federutility. Qualcuno può pensare che Federutility (nella cui giunta esecutiva, per inciso, vi è anche Ivo Monteforte, Amministratore Unico di AQP S.p.A) condivida le posizioni di chi, ritenendo l'acqua bene comune dell'umanità, chiede coerentemente che venga gestito come tale, e non come merce? Sul serio?
La nostra impressione, studiando la situazione in atto, è che dopo i risultati referendari, coloro che sono contrari a qualsiasi ipotesi di ripubblicizzazione reale del servizio idrico, lungi dall'essersi arresi alla volontà dei cittadini - poiché il capitale e gli interessi che suscita difficilmente si arrendono - stiano lavorando attivamente a un "piano B", per salvare il "salvabile" (secondo il loro punto di vista). E così, se il "piano A" - ovvero la privatizzazione pura e semplice del servizio idrico e di tutti i servizi pubblici - risulta ormai impraticabile, con gran dolore di chi lo aveva architettato e difeso (Confindustria, ma non solo), i suoi precedenti sostenitori possono trovare conveniente giungere a una sorta di "intesa operativa" coi sostenitori attivi del "piano B" (per esempio Federutility), che punti al "male minore" (sempre secondo loro), ovvero la difesa delle gestioni miste e delle S.p.A., come una sorta di "linea del Piave", oltre la quale non far assolutamente passare le idee e i progetti di concreta ripubblicizzazione.
Se le cose dovessero stare davvero così come pensiamo, potrebbero esserci aree di convergenza, e di "intesa bipartisan", fra i "privatizzatori" liberisti attualmente al governo in Italia e settori dei "riformisti" di centrosinistra; e il testo sul quale potrebbero effettivamente, nell'immediato futuro, convergere consensi bipartisan (magari dopo qualche schermaglia "scenografica", per salvare le forme) è già pronto in realtà, ed è la proposta di legge del PD.
Non vogliamo pensare che l'atto con il quale il Governo nazionale ha impugnato la legge regionale pugliese faccia parte del fuoco di sbarramento che serve per creare le condizioni necessarie a questa intesa bipartisan. Eppure troppi dati ci portano a ritenerla un'ipotesi fondata.

In una situazione come questa, a buon diritto il Comitato pugliese "Acqua bene comune" rifiuta nettamente di farsi strumentalizzare da chi fino a ieri era contrario alla ripubblicizzazione; le nostre osservazioni critiche e i nostri rilievi in merito alla legge regionale, e al comportamento delle istituzioni pugliesi, non implicano alcuna vicinanza o "collateralità" rispetto alle posizioni del centrodestra liberista. Ma d'altra parte non vogliamo neppure passare come sostenitori di una rappresentazione "fiabesca" della realtà, ridotta a una lotta più o meno edificante fra "buoni" e "cattivi".

Non ci interessa fare da supporto, come attori o comparse, alle strategie comunicative altrui, né fare da testimonial in più o meno ben orchestrate campagne di marketing elettorale. Il nostro ruolo è altro e diverso, e ben lo conosce chi ha seguito in questi anni il nostro lavoro sul territorio: informarsi, informare, continuare incessantemente a mettere alla prova le istituzioni circa la loro capacità di tradurre le intenzioni e gli annunci in atti concreti.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua




domenica 21 agosto 2011

La sfida europea. Il 2012: un anno determinante


LE SFIDE DELL’ACQUA 2012-2022
Agire per l’acqua bene comune,  Obiettivo Europa
Verona, 1.2.3 settembre 2011
 
Il 2011 é stato un anno ricco e pregante di battaglie per l’acqua, specie in Italia. L’Europa lo sarà (ma lo é già nei fatti) nel 2012
    • La Commissione Europea ha dichiarato che il 2012 sarà ‘”l’anno dell’acqua”. soprattutto perché
    • la Commissione europea si é impegnata a presentare en 2012 (si presume in marzo) il suo Blueprint for Europe’s Water (Blueprint per l’acqua in Europa)
    • l’Unione europea organizzerà la Terza Conferenza Europea sull’acqua
    • nel mese di maggio si terrà la European Greeen Week centrata sull’acqua
    • a marzo 2012 si terrà in Europa, a Marsiglia, il VI Forum Mondiale dell’Acqua del Consiglio Mondiale dell’Acqua, organismo dominato dalle grandi imprese multinazionali europee,in particolare francesi.
In generale, i promotori/protagonisti di quest’insieme impressionante di grandi eventi e momenti sono le istituzioni europee le cui preferenze, attualmente, non sono opposte alla “mercificazione dell’acqua” e all’apertura dei servizi idrici ( e degli altri servizi pubblici “locali”) al mercato ed al settore privato.

Conoscere meglio gli obiettivi ed i programmi promossi a livello europeo in materia dell’acqua, imparare a definire e a valutare le possibili alternative e le azioni da intraprendere per trasformare le manifestazioni del 2012 in grandi opportunità di visibilità e di efficacia per le azioni della società civile, ecco la sfida europea per i cittadini che sono da anni impegnati nella promozione dell’acqua bene comune pubblico e della concretizzazione effettiva del diritto all’acqua per tutti (gli esclusi dall’acqua aumentano nel mondo). Il Forum ufficiale Mondiale dell’Acqua a Marsiglia offrirà l’occasione per organizzare il Forum Alternativo, anch’esso mondiale. Il Parlamento europeo – in congiunzione ai parlamenti nazionali - sarà il luogo dove più direttamente ed efficacemente si potrà denunciare i rischi in corso , fare pressione, far avanzare le proposte. La strategia adottata a livello europeo dall’UE è stata quella di dare la priorità ai problemi della qualità dell’acqua cui hanno aggiunto, più recentemente, i problemi legati alla scarsità e rarefazione (dette crescenti) dell’acqua. Così facendo, l’Unione Europea ha limitato la funzione della politica europea dell’acqua ad una politica di gestione della risorsa. In questo contesto, la priorità é data alle strategie competitive sull’accesso all’acqua e sui suoi usi sia nell’interesse nazionale (gli Stati membri restano i soggetti sovrani in materia di regime di proprietà dell’acqua e di gestione dei servizi idrici), sia nell’interesse economico e finanziario delle imprese gestori ed utilizzatrici (le grandi società private multinazionali mondiali quotate in borsa).
 
La sessione di settembre cercherà di abbordare la sfida europea secondo le modalità ed il programma seguenti:

Giovedì 1 settembre - serata 
Introduzione generale.
Le priorità strategiche dell’Unione europea: qualità e scarsità dell’acqua. Pertinenza e mistificazioni.
ore 19.15       buffet di accoglienza
ore 20.00       Le scelte strategiche dell’Unione europea per l’acqua Riccardo Petrella, autore di “Capitalismo blu. La predazione della vita”
ore 21.30       Dibattito
ore 22.30       Chiusura dei lavori
Ore
Venerdì 2 settembre - mattino
Le principali aree di intervento dell’UE nel campo dell’acqua
ore 9,15 Dopo dieci anni dalla Direttiva Quadro Europea sull’Acqua. Quali progressi. Nicola Notaro Vice-capo unità Dir. Gen Ambiente della Commissione Europea (*) 
ore 10,15 Acqua e politiche europee 
                > Agricoltura e riforma della P.A.C. (Politica Agricola Europea) Francesco Benciolini – Presidente Ass. Rurale Italiana - Rappresentante Coordinamento europea Via Campesina 
                 > Energia e usi attuali dell’acqua Mario Agostinelli - Coordinatore del Coordinamento Energia Felice
ore 11,30 Dibattito con associazioni consumatori e produttori, società civile.
ore 12,45 Pranzo

Venerdì 2 settembre - pomeriggio
Acque e politiche europee
ore 14,30 Acqua e politiche europee
                > La strategia europea delle Regioni Mercedes Bresso -  Presidente del Comitato Europeo delle Regioni (CER)(*)
                > Orientamenti e proposte delle Città Patrizia Casagrande - Presidente Provincia di Ancona, rappresentante “Rete Europea Città e Acqua” ( REVE) ( *)
ore 16,45 Il ruolo e le posizioni del Parlamento europeo Stefano Squarcina - Funzionario del Parlamento Europeo (*)
ore 17,30 Dibattito con amministratori di enti locali e società civile.
ore 18,00 Chiusura dei lavori
 
Sabato 3 settembre -mattino
La Sfida Europea: come modificare l’Agenda imposta dai poteri forti
ore 9,15 Gli operatori pubblici
              > Le politiche delle imprese pubbliche europee a difesa dell’acqua bene comune Roberto Colombo - Presidente IANOMI - Rappresentante Acqua Pubblica Europea (Federazione delle imprese pubbliche europee) 
               > Le politiche dei sindacati europei Rosa Pavanelli - Vicepresidente FSESP – Dipart. Internazionale FPCGIL)(*) 
ore 11,30 Dibattito con esponenti di imprese, di sindacati e società civile
ore 12,45 Pranzo

Sabato 3 settembre - pomeriggio
La Sfida Europea: come modificare l’Agenda. Le campagne di cittadinanza
ore 14,30 Le Iniziative dei cittadini e della società civile
                > La Campagna per il riconoscimento del Diritto all’acqua in Europea Roberto Musacchio - Responsabile Osservatorio per l’Altra Europa
                > L’ICE-Acqua dei cittadini per la modifica delle direttive acqua Rosario Lembo - Presidente Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’acqua
ore 16,00 Dibattito conclusivo – Adozione di un documento per l’azione

********************************** 
ore 17,30 Introduzione alla sessione invernale 2011 della Facoltà dell’Acqua
                La sfida mondiale dell’Acqua
                La concretizzazione del diritto umano all’acqua (ed all’igiene) per tutti: il Rapporto RAMPEDRE (Rapporto Mondiale Permanente sul diritto all'acqua) Riccardo Petrella - Presidente IERPE (Istituto Europeo di Ricerca sulle Politiche dell'Acqua- Bruxelles)
0re 18,00 Chiusura dei lavori
(*) relatori contattati in attesa di conferma


Iscrizioni: entro 26 agosto. Massimo 100 partecipanti. Contributo richiesto per l’intera sessione 15 (giovani non lavoratori 9 €).

Ospitalità: possibilità di pernottamento dal giovedì 1 settembre a domenica 4
Contributo spese di accoglienza con pensione completa da giovedì-cena a sabato-pranzo 80  (giovani non lavoratori  50 €). Contributo spese a pasto, per non residenti 13€

Sede degli incontri: Sala Conferenze, Monastero degli Stimmatini
Via Mezzomonte, 28 37142 Verona (loc. Sezano)

Informazioni e iscrizioni: tel 347 2256997 e-mail: monasterodelbenecomune@gmail.com
 
 

sabato 20 agosto 2011

Il decreto truffa di Tremonti per svendere il paese

di Andrea Palladino

LA MANOVRA. Ritorna l’articolo 23 bis della legge Fitto-Ronchi, abrogato dal referendum di giugno. In gioco centinaia di municipalizzate.

C'è una firma inconfondibile nelle norme contenute nell’articolo 4 della manovra anticrisi del governo, tramutata in decreto legge il 13 agosto scorso. Una mano che è possibile riconoscere con facilità e che riporta direttamente all’articolo 23 bis della legge Fitto-Ronchi, derivata, a sua volta, dalla finanziaria del 2009, firmata Giulio Tremonti. Un articolo che – come è noto – è stato abrogato con il voto del referendum del 12 e 13 giugno, il cui risultato è divenuto legge il 21 luglio scorso. Interi commi della norma respinta con il voto storico di ventisette milioni di italiani sono stati riversati all’interno dell’articolo della manovra che – paradossalmente – ha l’obiettivo di recepire il voto referendario. Un vero copia e incolla, che rivela l’intenzione del governo: tradire il voto popolare che a giugno aveva chiesto di fermare le privatizzazioni. Particolarmente significativo è il comma 32 che regola il «regime transitorio degli affidamenti» dei servizi pubblici locali che non rispettano, alla data dell’entrata in vigore, il dictat delle privatizzazioni imposto dal governo.

La norma, su questo punto, riprende sostanzialmente alla lettera quanto stabiliva il comma 8 dell’articolo 23 bis della legge Fitto-Ronchi, abrogato dal primo quesito referendario. Il decreto del 13 agosto scorso prevede che tutte le concessioni di servizi pubblici locali affidati direttamente decadano il 31 marzo 2012, «senza necessità di apposita deliberazione». Per capirci il passaggio si riferisce a tutti quei servizi locali oggi gestiti dai comuni, che la manovra economica vorrebbe affidare ai privati. Per ora l’acqua sarebbe esclusa, ma il provvedimento include parti strategiche come la gestione dei rifiuti o il trasporto pubblico locale. Con una particolarità che fa nascere più di un sospetto: gli intrecci societari nei gruppi multiutility (vedi il caso Acea) sono talmente fitti da permettere, indirettamente, l’ingresso dei privati anche nella gestione delle risorse idriche.

Il valore delle gestioni che il governo vuole cedere ai privati è milionario, un vero tesoro da spartire. Nel solo caso della romana Ama – la società oggi interamente pubblica che gestisce i rifiuti nella capitale – il valore della produzione nel 2009 sfiorava i 700 milioni di euro; il decreto del governo imporrebbe la cessione del 60 delle quote – e quindi del valore – ai privati. Cifre ben più alte possono essere raggiunte nel caso delle grandi società multiutility quotate in borsa. Hera, ad esempio, vanta un fatturato di 1,6 miliardi di euro, mentre la romana Acea Holding sfiora i 3 miliardi. Cifre che sommate – mettendo insieme le centinaia di aziende pubbliche del paese – fanno gola ai grandi gruppi multinazionali dei servizi, come le francesi Veolia e Suez. La mappa delle privatizzazioni che potrebbero derivare dalle norme del governo comprende l’intera penisola, isole incluse.

E non si tratta solo dei grandi gruppi industriali – spesso fortemente legati alla politica – ma di una miriade di piccole e grandi società, controllate dai municipi, che da anni gestiscono i nostri servizi locali. E c’è di tutto: ci sono i comuni virtuosi in grado di superare ampiamente gli obiettivi di legge della differenziata; sono comprese le municipalizzate compromesse, magari grazie alle pressioni dei tanti gruppi privati che ora si apprestano a spartirsi la grande torta. E ci sono anche quelle piccole realtà locali, spesso strettamente legate alle comunità cittadine, che sarà difficile vendere senza colpo ferire. Si tratta del cuore del sistema delle autonomie locali, un bene prezioso per un paese così particolare come l’Italia. C’è da aspettarsi ora la mobilitazione del popolo dei referendum, quella parte della società civile che ha portato alla vittoria dei due quesiti sull’acqua e sui servizi pubblici. In fondo la macchina delle sberle è ancora accesa.

http://terranews.it/news/2011/08/il-decreto-truffa-di-tremonti-svendere-il-paese

Cambiare rotta si può e si deve


COMUNICATO STAMPA

Con il voto di 28 milioni di persone ai referendum di giugno, i cittadini italiani hanno chiaramente indicato alla politica la direzione da prendere:
  • rispetto giuridico dei quesiti, ancora da attuare, da parte delle istituzioni nazionali e locali;
  • inversione di rotta rispetto al neoliberismo, per una nuova stagione di tutela dei beni comuni che non possono soggiacere ai voleri delle agenzie di rating e della speculazione finanziaria; 
  • espansione e non restrizione delle garanzie democratiche e di partecipazione dei cittadini nelle istituzioni pubbliche.

Nel percorso che ha portato ai referendum, il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ha avuto come compagni di strada moltissime associazioni e realta' di base del mondo ambientalista, cattolico, del volontariato, di sinistra e del sindacato, e anche enti locali e qualche forza politica. Realta' diverse, che si sono unite perche' diventate consapevoli della necessita' di porre un freno alla rapina dei beni comuni e dei servizi pubblici, a partire dall'acqua.

Questo lungo periodo di regressione economica, in larga misura, non è imputabile all'economia reale del nostro paese - ancora molto legata alla produzione manifatturiera e a circuiti locali di mercato - ma è causata dal modello economico dominato dalla volatilità dei titoli in borsa, e dallo strapotere di organismi economici non elettivi europei e internazionali. Gli stessi che oggi usano la "crisi" come alibi per ottenere dalle nazioni misure inutili a superarla e devastanti per la sopravvivenza dello stato sociale.
Con il documento presentato al Governo il 4 agosto dalle "parti sociali" (Confindustria, banche, sindacati confederali) si chiedono una serie di misure di matrice liberista tra le quali spicca "
un grande piano di privatizzazioni e liberalizzazioni da avviare subito.[...] Avviare la dismissione e la valorizzazione del patrimonio pubblico, con un piano articolato negli anni. Incentivare gli enti locali a dismettere patrimoni immobiliari e società di servizi [...]."

E' un attacco alla Costituzione, allo stato sociale, ai beni comuni, diretto contro i lavoratori e le fasce sociali più deboli, e contro i cittadini italiani, la maggioranza assoluta dei quali, con la vittoria nei referendum di giugno, ha espresso la volonta' di non lasciare al mercato la gestione dei beni e dei servizi pubblici.
Queste sono le vere parti sociali che il Governo e tutta la politica devono ascoltare.

Chiediamo alla CGIL, in quanto aderente al percorso referendario, di ritirare la propria firma dal documento presentato, e al Governo e a tutte le opposizioni di non ascoltare le cattive sirene di ricette che possono solo aggravare e rendere irreversibile la regressione economica in cui ci troviamo.
Cambiare rotta si puo' e si deve, subito.


FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA