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lunedì 31 agosto 2015

Richiesta Consiglio Regionale - ACQUA: diritto umano e ripubblicizzazione AQP‏

Presidente del Consiglio Regionale
Consiglieri Regionali
p.c.
Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia
Assessori della Regione Puglia
Alla stampa

Bari, 30 luglio 2015



Gentili Presidente del Consiglio e Consiglieri,


       Nell'augurarvi un buon lavoro, per tutte le questioni cruciali che ognuno di voi dovrà affrontare in questa Legislatura, vorremo portare alla vostra attenzione la questione del diritto umano all’acqua – che ricordiamo che a oggi, nella nostra Regione, non è né rispettato, né garantito – e della ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese come concretizzazione della volontà popolare espressa con il risultato referendario del 12 e 13 Giugno 2011 e mai attuata.
Al contrario, dopo il referendum del 12 e 13 Giugno 2011 abbiamo riscontrato diversi campanelli d'allarme, riguardanti la gestione del SII in Puglia. Dalla gestione privatistica e non democratica dell'AQP SpA, alle partnership con determinate aziende private, alle diverse divergenze legislative regionali, nazionali ed europee che contrastano significativamente con la logica dei beni comini. Tutto ciò getta pesanti ombre sulla gestione futura del SII, soprattutto in vista della scadenza della concessione all'Acquedotto pugliese, che avverrà nel 2018.

Al riguardo, e solo a titolo esemplificativo, ricordiamo che:
- Il 27 dicembre 2011 l'AEEG ha rimodulato il metodo tariffario, approvando il “Metodo Tariffario Idrico 2014-2015”, reinserendo il profitto (cancellato con il referendum del 12-13 giugno dello stesso anno) sotto altra voce: gli “oneri finanziari” sostituiscono la “remunerazione del capitale investito”. La volontà democratica e popolare è stata quindi superata dalla logica del profitto e delle lobby. E seppur vero che il Decreto Legge 201/2011 convertito nella Legge 214/2011 ha certamente attribuito all’AEEG le competenze anche in materia di servizi idrici, ciò non toglie che questa abbia agito contrariamente all'esito del II quesito referendario nella misura in cui non ha predisposto l’eliminazione dalla tariffa di qualsiasi voce riconducibile alla remunerazione del capitale investito. Del resto, la Corte Costituzionale nel suo giudizio di ammissibilità del referendum ha sancito che la normativa tariffaria residua, senza la remunerazione del capitale, sarebbe stata immediatamente applicabile.
- L'AQP SpA non ha mai introdotto la tariffazione che escludesse la “remunerazione del capitale investito” (tariffazione che doveva essere in vigore dal 13 giugno 2011 al 31 dicembre 2011) e non ha mai restituito tale guadagno, illegale, ai cittadini.
- L’AQP SpA non ha garantito la giusta trasparenza nella gestione del bene vitale.
Sino a oggi e per diversi anni il Comitato scrivente ha chiesto all'AQP SpA e alla Regione Puglia, in qualità di unico azionista, di visionare i documenti analitici a sostegno del capitolo “I target economico finanziari” al piano industriale dell'azienda 2011-2014. Prima ci è stata negata la visione sulla base di una presunta riservatezza di tale documentazione ai sensi di quanto previsto dall’art. 24 della Legge n. 241 del 1990 (dall’Ing. Monteforte, in qualità di Amministratore Unico), poi sulla base della loro presunta mancata esistenza (dal Prof. Costantino, in qualità di Amministratore Unico).
     Del resto, a fronte di numerose e reiterate richieste, non è stato possibile per il Comitato conoscere il numero delle persone, utenti di AQP SpA, soggette a sospensione del servizio idrico e, dunque, alla violazione del diritto umano all’acqua potabile sicura ed essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani, sancito dalla Risoluzione dell’Assemblea ONU del 28 luglio 2010 (A/64/L.63/Rev.1).
     Rileviamo anche la carenza di informazioni sulla qualità dell’acqua proveniente dall’invaso del Pertusillo, Per ammissione della stessa ARPA della Basilicata, l’invaso è soggetto ad una pressione antropica (impianti di depurazione e attività industriali legate all’estrazione di prodotti petroliferi) che mette a rischio il delicato equilibrio chimico ed ecologico. Secondo indagini condotte da altro soggetto (EHPA) nell'invaso si verificherebbero già concentrazioni di metalli e idrocarburi ampiamente superiori ai limiti di legge, probabilmente in modo ancora episodico. Ad AQP SpA avevamo chiesto la pubblicazione periodica, ogni due settimane, dei risultati delle analisi al potabilizzatore, invece i dati sono stati riportati sul sito web con frequenza minore e con una lunga sospensione da luglio 2014 ad aprile 2015.
      Infine, riscontriamo che anche nel segmento del SII della depurazione in molti casi la gestione del servizio non è trasparente e non è indirizzata all’uso ottimale della risorsa acqua, bene comune. Si verificano, infatti, delle situazioni in cui il servizio di depurazione non è adeguato alle reali esigenze del territorio. E inoltre nella maggior parte degli impianti pugliesi manca, a completare il processo, una fase finale di affinamento che renderebbe utilizzabili in agricoltura le acque reflue; in genere si sceglie, oggi, lo sversamento in mare di tali acque. Questa soluzione può forse risultare sbrigativamente conveniente in un’ottica ottusamente limitata al solo livello di una gestione aziendale dell’AqP S.p.A. volta esclusivamente al profitto, ma comporta, oltre ad un certo grado di inquinamento del mare, uno spreco, evidentemente assurdo e quindi inaccettabile, della preziosissima e sempre più scarsa risorsa acqua, con il rischio concreto di giungere ad una situazione di indisponibilità per le normali esigenze dei cittadini. Un’ennesima scelta “aziendalistica” e antisociale, impostazione che noi contestiamo.
- L'AQP SpA ha firmato con la Gori SpA un “Protocollo d'intesa per il miglioramento del servizio idrico” (24 marzo 2015) finalizzato “all’instaurazione di stabili relazioni industriali” (come si leggeva sul loro trionfalistico comunicato stampa) che lascia ben pochi dubbi su quale sia la direzione intrapresa.

Inoltre, bisogna considerare che:
In Italia, si profila un’ulteriore accelerazione sulle privatizzazioni dei servizi pubblici se si pensa che il Decreto Legge n. 133 del 12 settembre 2014 (“Sblocca Italia”) agevola attraverso una serie di meccanismi la cessione dei servizi pubblici ai privati, tutto questo eludendo legalmente anche il primo questo referendario del 2011.
In Europa, la situazione si complica con il rischio rappresentato dal:
Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), ovvero il negoziato tra Unione Europea e Stati Uniti finalizzato alla creazione di un mercato unico transatlantico attraverso l’abolizione delle barriere tariffarie e non tariffarie che, se approvato, eluderebbe, fra l’altro, ogni principio di democraticità e di gestione pubblica dei servizi;
Bleuprint to Safeguard Europe's Water Resources della Commissione Europea, il documento programmatico sulla gestione delle risorse idriche all’interno dei Paesi membri (già respinto dal Comitato Economico e Sociale Europeo) che, se implementato, potrebbe creare gravi scenari con riferimento all’accessibilità all’acqua, alla riduzione della sovranità popolare e della democrazia, nonché a potenziali tensioni e conflitti territoriali.

Con riferimento agli impegni assunti ufficialmente dai precedenti Governi regionali attraverso le Delibere 20/10/2009 e 27/10/2009, è importante evidenziare che questi sono rimasti completamente disattesi (vedere allegato I). In particolare, la Legge regionale “Gestione del servizio idrico integrato - Costituzione dell’Azienda pubblica regionale ‘Acquedotto Pugliese (AQP)’” elaborata dal Tavolo tecnico congiunto con il Comitato pugliese (istituito con D.R. del 26/10/2009) è stata si approvata del Consiglio regionale il 14 giugno 2011, ma con gli emendamenti introdotti
dall’allora Assessore Amati che da un lato hanno snaturato la portata politica del dettato normativo, dall’altro hanno creato un “pasticcio” sul piano giuridico a tal punto da essere stati bocciati dalla Corte Costituzionale. Il risultato è che:
- l’Acquedotto pugliese è ancora una Società per Azioni;
- il diritto umano all’acqua potabile non è garantito, mentre proseguono i distacchi di fornitura agli utenti (o piuttosto “clienti”) “morosi”, continuando a gestire l’acqua come una mera merce in vendita al fine unico di realizzare profitto;
- non è stata promossa alcuna politica di partecipazione dei lavoratori e dei cittadini nella gestione del Servizio Idrico Integrato.

   Del resto, le recenti modifiche dello Statuto di AQP SpA in tema di accesso all’acqua potabile (art. 4.6) non rappresentano certo una garanzia del diritto umano all’acqua potabile, nella misura in ci subordina questo a un’eventualità (ovvero il conseguimento degli utili) e a un limite per il suo godimento (ovvero, il tetto di “misura non superiore a un ventesimo degli utili risultanti dall'ultimo bilancio approvato”). In questo caso ci troviamo di fronte a una politica aziendale con rilevanza sociale ma, non certo, alla garanzia del diritto umano all’acqua potabile e, tantomeno, al rispetto (né formale, né sostanziale) dell’esito referendario. A questo si aggiunga un trend crescente delle tariffe: dal 2007-2012 aumentate del 22,4%, mentre si è avuto un aumento medio su base nazionale del 3,9% nel 2014 e del 4,8% stimato per il 2015.
  Pertanto, è evidente – qualora ce ne fosse bisogno - che la proprietà pubblica delle azioni della società AQP SpA non sottrae la gestione dell’acqua e la sua funzione sociale alla logica del profitto.

   D’altro canto, si registrano numerosi casi di ripubblicizzazione in tutta Europa. E, accanto al dell’ormai celebre ed emblematico caso di ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato della città di Parigi (precedentemente gestito dalla Veolia e dalla Suez, prime due multinazionali del settore a livello mondiale), spicca quello della città di Napoli dove l’ARIN SpA è stata ripubblicizzata nell’Azienda Speciale “Acqua Bene Comune” e del Comune di Saracena (Cosenza). In particolare questi due ultimi esempi sono la prova provata – se mai ce ne fosse bisogno - che anche in Italia, nonostante tutto, è tecnicamente e giuridicamente possibile ripubblicizzare se c’è la volontà politica di farlo.

   Pertanto e in vista della scadenza della concessione della gestione del Servizio Idrico Integrato ad AQP SpA che avverrà nel 2018 e che potrebbe portare addirittura a un peggioramento della situazione con la vendita ai privati delle azioni di AQP SpA - ipotesi che risulta plausibile alla luce di alcuni segni premonitori come la contrazione del personale e la dismissione del patrimonio avviati in questi ultimi anni (così come, peraltro, più volte denunciato) - il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”

C H I E D E

la convocazione immediata di un consiglio monotematico sulla situazione dell’AQP SpA e sulla gestione del servizio idrico integrato al fine di garantire il diritto umano all’acqua e il rispetto della volontà popolare espressa dall’esito referendario del 2011 e della Carta Costituzionale che attribuisce la sovranità al popolo.

Certi di un vostro favorevole riscontro, vi auguriamo buon lavoro per questa legislatura.


Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”