mercoledì 11 ottobre 2017

CARTA DI BARI a DIFESA DELLE FONTI D'ACQUA


 "LA CARTA DI BARI PER LA DIFESA DELLE FONTI D’ACQUA”

 NO AL GESTORE UNICO DEL CENTRO SUD ITALIA. Il piano delle multinazionali francesi Suez e Veolia deve essere fermato con ogni mezzo democratico”, questa la posizione espressa dalla Rete a Difesa delle Fonti d’Acqua del Mezzogiorno d’Italia, riunitasi a Bari il 7 ottobre scorso.
Presenti i rappresentanti di tutte le regioni del distretto appenninico e non solo, che hanno ricostruito e discusso il progetto di occupazione delle sorgenti idriche messo in campo dalle lobby.

“I cambiamenti climatici e l’inquinamento riducono l’acqua e le Corporation si accaparrano quella disponibile – dice il referente Pugliese della Rete - con l’obiettivo di speculare sulla sete dei cittadini”.

Dal confronto è emersa la centralità del ruolo dell’Acquedotto Pugliese. “Se Emiliano non è in grado di fronteggiare le pressioni del Governo e delle Multinazionali, abbia il coraggio di lasciare e torni a fare il magistrato” affermano gli attivisti della Rete “Chiediamo all’uomo di legge di assumere una posizione chiara di rispetto della Costituzione della Repubblica italiana”.

La Carta di Bari fa propria la Risoluzione 64/2010 delle Nazioni Unite, che proclama il diritto universale all’acqua e chiede al Governo e al Parlamento italiano di nazionalizzare la gestione delle fonti d’acqua, come previsto dall’articolo 42 della Costituzione e alle Regioni di programmare e sostenere le ripubblicizzazioni.

Le lobby premono per privatizzare anche i 2000 Comuni d’Italia, che resistono con le gestioni in economia nel rispetto del referendum del 2011. Puntano ai 60 miliardi per gli investimenti, che l’Autorità li autorizza a prelevare in bolletta.  L’Italia già privatizzata ristruttura le reti con una media di 3,8 km all’anno. Per ripararle tutte ci metteranno 250 anni creando emergenze idriche.

La Cassa del mezzogiorno, gestione pubblica del dopoguerra, ha costruito 23 mila km di reti idriche con fondi pubblici in meno di 30 anni portando l’acqua in tutte le città del centro sud Italia.

SUEZ e VEOLIA (l’una controllata dallo Stato francese, l’altra dalla Cassa Depositi francese) sono statecacciate in oltre 50 gestioni dell’acqua in Francia, compresa Parigi, a causa dei disastri che hanno prodotto. Hanno spostato i loro interessi in Italia dove le multinazionali francesi già controllanol’acqua nel Lazio, l’ACEA e Acqualatina, in Umbria, Umbriacque, in Campania, la Gori, la Gesesa e Acqua Campania, in Calabria influenzano la Sorical e hanno puntato il Molise e la Basilicata. Stanno allungando i loro tentacoli sull’Abruzzo, la Sicilia e altre regioni d’Italia. “Un piano industriale di medio temine –dichiara la referente Campana - che punta ad accorpare in un unico grande soggetto non solo all’acqua, ma anche i rifiuti, i trasporti e l’energia, per acquisire il controllo dei servizi pubblici locali di oltre 15 milioni di abitanti”.

RETE A DIFESA DELLE FONTI D’ACQUA DEL MEZZOGIORNO D’ITALIA

Per info:
Maurizio 3473543782, Federico 3802370343, Consiglia 3297745761


23 MILA KM DI ACQUEDOTTI CREATI DAL PUBBLICO SONO SOTTO ATTACCO DELLE MULTINAZIONALI, PUNTANO AI 60 MILIARDI CHE L’AUTORITÀ METTE IN BOLLETTA PER RISTRUTTURARLI

LE LOBBY PREMONO SUI 2000 COMUNI, CHE RISPETTANO IL REFERENDUM E CHIEDONO DI COMPLETARE L’OPERA DI PRIVATIZZAZIONE DELL’ITALIA!

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ACQUA Loro il Festival dei profitti, Noi la Rete dei diritti!


I mercanti dell'acqua organizzano a Bari la spartizione dei nostri territori attraverso il disegno di un "Grande Acquedotto del Sud” (privato ovviamente).

La risposta dei movimenti popolari al Festival dell'acqua è la Carta di Bari per la difesa delle fonti idriche del Mezzogiorno. La Carta costituirà la piattaforma sulla quale organizzare la mobilitazione interregionale per bloccare questo progetto.

La nostra proposta è la costituzione di enti territoriali di diritto pubblico per la gestione del SII che preveda meccanismi di controllo e di partecipazione in coerenza con la volontà popolare espressa attraverso il referendum del 2011.

Prendiamo atto che la Regione Puglia sceglie come interlocutori le multinazionali invece dei cittadini, spianando la strada alla privatizzazione dell'Acquedotto Pugliese e di tutti gli enti gestori del sud Italia. Una Regione al servizio delle lobbies di Acqua, Energia e Rifiuti con Emiliano, come Vendola in passato, a fare gli onori di casa.

È sconcertante che l'Università, luogo della costruzione del sapere critico si presti a una operazione di propaganda legittimando cosi un sistema che antepone il profitto al diritto umano all’acqua.

Loro il Festival dei profitti, noi la Rete dei diritti

venerdì 6 ottobre 2017

Assemblea della Rete a difesa delle fonti idriche Del Mezzogiorno d’Italia


Sull’Acquedotto Pugliese – e, di riflesso, su molti acquedotti del Sud Italia - si addensano nere nubi: progetti di trasformazione di AQP SpA in una “multiservizi” che si occupi di rifiuti ed energie rinnovabili, oltre all’acqua, superando i confini regionali, con l’ingresso di privati (multinazionali francesi). In pratica, un “bestione” incontrollabile votato esclusivamente al profitto.

 Intanto la Regione Puglia rifiuta, di fatto (con un assurdo silenzio istituzionale), la proposta di ripubblicizzazione elaborata dal Prof. Alberto Lucarelli e presentata al tavolo tecnico paritario fra Regione, Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e le realtà aderenti alla rete “Acqua e democrazia”. Proposta, questa, assolutamente fattibile –sul piano sia giuridico sia tecnico - che porterebbe a una gestione del servizio idrico integrato certamente più equa ed efficiente dell’attuale. Mentre a fine 2018 scade la convenzione che affida il servizio idrico ad AQP ed entro Giugno 2018 si deve decidere se “rinnovare” questa convenzione oppure scegliere un nuovo gestore con una gara sul libero mercato e con l’obiettivo di “costruire” un “grande acquedotto del sud”.

In una situazione così aleatoria è assolutamente necessario che i cittadini del Mezzogiorno d’Italia abbiano voce in capitolo.

L’acqua è un diritto umano e un bene comune e non può e non deve essere gestita per farne lucro. In Italia – fino a prova contraria – la sovranità appartiene al popolo. Pertanto, i governanti non possono ignorare l’esito referendario del 2011!
Di questo e di come affrontare questa difficile sfida, si parlerà alla

III Assemblea
delle reti per la difesa delle fonti idriche del Mezzogiorno d’Italia


che si svolgerà, sabato 07/10/2017 a BARI
presso la casa dei Missionari Comboniani (via Giulio Petroni 101).


Programma:

Ore 10.30 – Accoglienza
Ore 11.30 - Assemblea: Stato dell'arte nei territori/ vertenze per l'acqua bene comune
Ore 13.00 - Pranzo con sottoscrizione
Ore 14.30 - Assemblea: Definizione di una strategia unitaria contro il progetto del "Grande Acquedotto del Sud"
ore 16.00 - Definizione di un'agenda comune per le mobilitazioni.


Sarà presente P. Alex Zanotelli.


 La cittadinanza, i comitati e le associazioni sono invitati a partecipare.



Questo documento spiega, per sommi capi, quanto sta accadendo nel Centro-Sud Italia ( ma le dinamiche sono le stesse anche altrove), ringraziando Thierry e la Rete Europea per l'Acqua, per la pubblicazione:

http://europeanwater.org/it/azioni/focus-per-paese-e-citta/712-l-attacco-alle-fonti-d-acqua-nel-mezzogiorno-d-italia


INFORMAZIONI LOGISTICHE:

Per facilitare l'organizzazione, chiediamo a chi intende fermarsi a pranzo di comunicarlo tempestivamente.


SPOSTAMENTI DAL SALENTO



Stiamo organizzando spostamenti da Lecce per Bari per la mattina o per il solo pomeriggio, per chi la mattina non è disponibile.

Se ti serve un passaggio la mattina contatta Alessandro Leucci alexleucci@hotmail.it https://www.facebook.com/search/top/?q=alessandro%20leucci

Se ti serve un passaggio solo nel pomeriggio contatta me carlo.martignano@libero.it https://www.facebook.com/carlo.martignanooppure Paolo Vannelli paolovannelli@tin.it

mercoledì 13 settembre 2017

ACQUEDOTTO PUGLIESE: Basta silenzi e menzogne!

Che si convochi un Consiglio Regionale monotematico sul futuro di Aqp.


Circa tre mesi fa si è chiuso il tavolo tecnico paritetico tra Regione Puglia e Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” istituito dalla Regione Puglia per l’individuazione del prossimo modello di governance per Aqp. L’unica proposta concreta - supportata da indicazioni sulla fattibilità tecnica e giuridica partorita dal tavolo è quella di trasformazione di AQP da società per azioni in azienda speciale. Si tratta della proposta di legge messa a punto dal Prof. Alberto Lucarelli (che ha già curato la ripubblicizzazione dell’acquedotto di Napoli) che, se adottata, trasformerebbe Aqp da una società di diritto privato, ad in un’Azienda di diritto pubblico. In questo modo, l’acqua, bene comune per antonomasia, sarebbe sottratta alle regole di mercato e alle speculazioni finanziarie, garantendo il diritto all’accesso a tutti i Pugliesi, in linea con la volontà popolare emersa chiaramente dal referendum del 2011.
Nella fattispecie, sottolineiamo che la proposta di legge di trasformazione di AQP ha superato brillantemente tutti i dubbi e le criticità avanzate dall’ufficio legislativo e dai consiglieri regionali presenti al tavolo tecnico, grazie al meticoloso e prezioso contributo del Prof. Albeto Lucarelli al quale va il ringraziamento nostro e dei cittadini pugliesi.
Insomma: L’ACQUEDOTTO PUGLIESE PUO’ ESSERE RIPUBBLICIZZATO SENZA SE E SENZA MA.
A questo punto, ci saremmo aspettati un riscontro da parte del Presidente Emiliano e del governo regionale, almeno per rispetto delle professionalità presenti al tavolo tecnico e del lavoro di quanti, spinti dal senso di giustizia sociale e passione (senza neanche un rimborso spese), hanno messo a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze.  E, invece, nulla. Tre mesi di silenzio assoluto intervallati da un cambio nel Consiglio di Amministrazione all’insegna dello “spoil system” che ha fatto parecchio discutere addetti ai lavori e non.
Solo ieri sera, giovedì 7 settembre, il Presidente Emiliano ha ritenuto di dover tornare sull’argomento (forse perché incalzato), intervenendo alla festa regionale di Sinistra Italiana. Le sue parole sono state surreali. Ha ripetuto la medesima menzogna priva di alcun fondamento con cui aveva provato a liquidare le istanze di ripubblicizzazione più di un anno fa: “Aqp non può essere trasformato in azienda speciale perché è una società troppo grossa”. Tutto ciò nonostante il tavolo tecnico paritetico – da lui istituito e cui la giunta stessa ha partecipato - abbia stabilito diametralmente il contrario! Siamo basiti di fronte a tanto pressapochismo e mancanza di onestà intellettuale.  Se il Presidente Emiliano intende non ripubblicizzare Aqp si tratta di una Sua scelta precisa per cui si prenderà  le proprie responsabilità politiche ma non pensi che il Comitato, le associazioni aderenti ad “Acqua e Democrazia” e, più in generale, i cittadini pugliesi abbiano intenzione di arrendersi.

Pertanto, chiediamo:
  1.  A tutti i consiglieri regionali di convocare un consiglio regionale monotematico che possa fare definitiva chiarezza sul tipo di governance cui la Regione Puglia intende dotare Aqp, motivando le relative scelte alla luce degli esiti del tavolo tecnico paritetico e del referendum del 2011; e nel quale sia data lettura delle lettere aperte (pubblicate su testate nazionali) inviate dal Prof. Riccardo Petrella e dal Prof. Alberto Lucarelli al Presidente Emiliano pretendendo la risposta che il Presidente non ha mai dato (neanche per cortesia istituzionale!!!).
  2. Ai sindaci, che più di tutte le altre cariche istituzionali, vivono il disagio di un acquedotto che risponde al diritto privato e che sistematicamente non rispetta il diritto all’acqua, tagliando il servizio anche ai meno abbienti, di attivarsi quanto prima a tutela dei propri cittadini attraverso, ad esempio, l’organizzazione di un coordinamento degli enti locali per l’acqua pubblica (come avvenuto già nel 2008).
  3. Alla Regione Puglia e ad Aqp Spa di rendere finalmente pubbliche le conclusioni dello studio commissionato più di un anno fa a “Bain&Company” sul futuro di AQP, come chiesto dai Comitati e da alcuni consiglieri regionali a più riprese, almeno in nome di un principio di trasparenza. Secondo fonti giornalistiche, paradossalmente le uniche a darne notizia, addirittura l’oggetto di questo studio riguarderebbe un totale stravolgimento della struttura, della composizione azionaria e delle finalità stesse della società AqP che si  trasformerebbe in una “multiservizi” che si occupi anche di gestione di rifiuti e di energia e  vada a servire un territorio ben più vasto della Puglia, espandendosi, nel settore dell'enginering, anche in campo internazionale. Se questo fosse vero (e non è mai stato smentito) sarebbe osceno che una così profonda e radicale trasformazione si pretenda di realizzarla completamente “a porte chiuse”, escludendo totalmente i cittadini rappresentati sia dai comitati per una corretta e democratica gestione delle risorse idriche, dell’energia e dei materiali da recupero (erroneamente chiamati “rifiuti”), sia dai rappresentanti istituzionali: consiglieri regionali, amministrazioni provinciali e comunali. Rappresenterebbe un atto inedito di inaccettabile involuzione autoritaria.    


Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” e le associazioni/organizzazioni/comitati aderenti alla campagna “Acqua e democrazia”

venerdì 4 agosto 2017

Il Prof. Lucarelli scrive al Presidente Emiliano: "occorre che la gestione dell’acqua sia affidata ad un soggetto di diritto pubblico"

Riportiamo di seguito la lettera aperta del Prof. Alberto Lucarelli* a Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, pubblicata su Il Manifesto il 14/7/2017.


Caro Presidente Emiliano,
Come ben sa, l’acquedotto pugliese, il più grande d’Europa, è un simbolo sociale che, per la sua storia, va ben oltre la sua funzione di erogazione del servizio idrico. La Regione Puglia, dando più volte mandato al sottoscritto, si è battuta, nel recente passato, e con successo, affinché in Corte costituzionale fosse rispettato l’esito referendario, avverso ripetuti tentativi di aggirarlo, o peggio ancora, di negarlo da parte dei governi Berlusconi e Monti.
Proprio quell’esito referendario che nel giugno del 2011 vide circa 27 milioni di cittadini esprimersi contro la privatizzazione della gestione delle risorse idriche; esito che, come ha affermato appunto la Corte costituzionale con sentenza n. 199 del 2012, attraverso una lettura attenta dell’articolo 1 della Costituzione, e soprattutto, della nozione di sovranità popolare, stabilisce che il legislatore debba rispettare quanto espresso dai cittadini con il voto referendario..
Quindi, per rispettare nel pieno la volontà referendaria, occorre che la gestione dell’acqua sia affidata ad un soggetto di diritto pubblico, fisiologicamente estraneo alle logiche del mercato e del profitto. Questa scelta, come affermato dalla Corte costituzionale, è assolutamente in linea con il diritto europeo. Inoltre, va detto che, con la recente approvazione del decreto Madia (c.d. testo unico sulle partecipate pubbliche), le forme giuridiche della s.p.a., a capitale interamente pubblico, e della società mista risultano fortemente ridimensionate.
Sempre in una logica fortemente restrittiva della presenza delle spa pubbliche, nell’ambito dei servizi pubblici locali, il Decreto Madia sulle partecipate prevede che entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo sulle partecipate, debba essere effettuata una ricognizione straordinaria da parte delle amministrazioni pubbliche, per verificare quali società non corrispondono ai criteri per mantenere la partecipazione da parte dell’ente.
Quindi, in tale contesto, trasformare AQP da una SpA in un’azienda speciale significherebbe anche sottrarsi all’obbligo di ricognizione e, dunque, scongiurare il rischio di dover essere costretti a porre le azioni sul mercato.
In questo scenario Lei, recependo la mozione approvata dal Consiglio regionale il 21 febbraio 2017 e sollecitata dai cittadini tramite il Comitato pugliese “Acqua bene comune” e le altre realtà aderenti alla campagna “Acqua e Democrazia”, ha proposto alla Giunta e ottenuto l’istituzione di un tavolo tecnico (Deliberazione GR n. 370 del 21/03/2017) presso l’istituzione da Lei presieduta, con l’obiettivo indicato dal Consiglio di “delineare soluzioni tecnico-giuridiche che consentano di garantire la gestione pubblica del Servizio idrico integrato (SII), in conformità alla volontà popolare espressa nel referendum 2011, allo scadere della concessione ad Acquedotto Pugliese S.p.A.” e, pertanto, di verificare la percorribilità e sostenibilità giuridica di un percorso teso a trasformare la società per azioni, che gestisce l’acquedotto pugliese, in un’azienda speciale; soggetto di diritto pubblico, che trova il proprio fondamento giuridico nell’art. 43 Cost. e nello stesso articolo 75 Cost., in relazione ad un possibile tradimento della volontà popolare e dell’inequivoco risultato politico espresso.
Su questi presupposti, mi è stato chiesto di partecipare al tavolo tecnico, proprio per dare il mio contributo giuridico, in ordine alla definizione del processo di trasformazione. Ho accettato con entusiasmo, e in tal senso,.ho redatto e – in data 17 maggio – posto all’attenzione del tavolo tecnico una bozza di articolato con la quale si delinea il processo di trasformazione e la sua piena sostenibilità giuridica. Il documento, a seguito di opportune osservazioni, è stato integrato e consegnato alle istituzioni in via definitiva.
Ora, caro Presidente, non si pretende ovviamente che quel testo venga dall’Istituzione da lei presieduta ratificato, ma perlomeno che costituisca oggetto di un dibattito e di una risposta. Ad oggi tutto tace e l’affidamento della gestione ad AQP, come Lei sa bene, è in scadenza.
Io resto a Sua disposizione per un confronto, ma credo che tutti i cittadini pugliesi abbiano il diritto di ricevere una risposta al progetto dettagliato che oggi sta sulla Sua scrivania.
* Ordinario di diritto costituzionale, ex-assessore al Comune di Napoli ai beni comuni e alle risorse idriche

mercoledì 28 giugno 2017

Convegno: "Verso un acquedotto davvero pubblico"


Da anni ci battiamo perché il diritto all’acqua sia rispettato ed il servizio idrico sia sottratto alle logiche e agli appetiti privati. In Puglia ci battiamo perché l’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa, sia finalmente messo al riparo da imminenti possibili svendite e smembramenti. 

Il 17 maggio 2017 si è tenuto l'ultimo incontro del tavolo tecnico paritetico con la Regione Puglia, frutto della lotta del Comitato Pugliese Acqua Bene Comune e di tutte le soggettività che hanno aderito alla campagna "Acqua e Democrazia". 

Abbiamo presentato una proposta di delibera di effettiva ripubblicizzazione del nostro acquedotto, risultato del lavoro approfondito dei Professori Alberto Lucarelli (già estensore dei quesiti referendari del 2011 e assessore della giunta De Magistris che ha curato la ripubblicizzazione del servizio idrico napoletano) e Bruno De Maria, a dimostrazione che trasformare AqP da società per azioni in azienda speciale è possibile. Anzi, è doveroso.

Ora tocca alla Giunta Regionale scegliere quale futuro dare al servizio idrico integrato assumendosi la responsabilità di una scelta politica non più rinviabile: se far tornare l'acqua nell'alveo dei beni comuni, garantendone il diritto all'accesso a di tutti e tutte, o continuare ad affidarne la gestione ad una forma privatistica quale la società per azioni, che per sua natura deve tendere a conseguire e massimizzare i profitti, a scapito dei diritti, della trasparenza, della partecipazione, come dimostrano i distacchi per morosità incolpevole, i tagli ai servizi e agli organici ed i depuratori sotto procedimento penale e mal funzionanti.

L'obiettivo del convegno è quello di presentare e spiegare la delibera presentata nel tavolo tecnico.

Ore 17.00; Aula "Aldo Moro", Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi di Bari.

Introduzione:
Loretta Moramarco - Comitato Pugliese Acqua Bene Comune

Relazioni:
Prof. Gaetano Bucci: "Il bene comune acqua nella Costituzione"

Prof Alberto Lucarelli: "Trasformazione di Aqp in azienda speciale"

E' invitato il Presidente della Giunta Regionale, Michele Emiliano.

martedì 20 giugno 2017

FIRMA LA PETIZIONE! Ripubblicizzare AqP è possibile, si può fare da ora!


Da anni ci battiamo perché il diritto all’acqua sia rispettato ed il servizio idrico sia sottratto alle logiche e agli appetiti privati. In Puglia ci battiamo perché l’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa, sia finalmente messo al riparo da imminenti possibili svendite e smembramenti. 
Il 17 maggio 2017 si è tenuto l'ultimo incontro del tavolo tecnico paritetico con la Regione Puglia, frutto della lotta del Comitato Pugliese Acqua Bene Comune e delle soggettività che hanno aderito alla campagna "Acqua e Democrazia".

Abbiamo presentato una proposta di delibera di effettiva ripubblicizzazione del nostro acquedotto, . risultato del lavoro approfondito dei Professori Alberto Lucarelli e Bruno De Maria, a dimostrazione che trasformare  da società per azioni in azienda speciale è possibile. Anzi, è doveroso.

Ora tocca alla Giunta Regionale scegliere quale futuro dare al servizio idrico integrato, assumendosi la responsabilità di una scelta POLITICA non più rinviabile:  se far tornare l'acqua nell'alveo dei beni comuni, garantendone il diritto all'accesso di  tutti e tutte, o continuare ad affidarne la gestione ad una forma privatistica quale la società per azioni, che per sua natura deve tendere a conseguire e massimizzare i profitti,  a scapito dei diritti, della trasparenza, della partecipazione,  come dimostrano  i distacchi per morosità incolpevole, i tagli ai servizi e agli organici i depuratori sotto procedimento penale e mal funzionanti .

Chiediamo al Presidente della Regione Puglia e a tutta la Giunta di non tradire le istanze che la comunità pugliese ha avanzato già dal referendum del 2011, facendo propria la delibera presentata dai Professori Lucarelli e De Maria, e quindi avviando definitivamente  la trasformazione della forma giuridica di Aqp da società per azioni ad azienda speciale.

Firma anche tu questa petizione al link qui

Questa petizione sarà consegnata al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

mercoledì 31 maggio 2017

31/05 ore 18. Incontriamoci perchè ripubblicizzare Aqp è possibile. Anzi, è doveroso!

Lunedì si è tenuto l'ultimo incontro del tavolo tecnico paritetico per definire la futura gestione di Aqp. Un tavolo tecnico, che seppur lontano da come lo avevamo immaginato e desiderato inizialmente, è frutto della lotta del Comitato Pugliese Acqua Bene Comune e di tutte le realtà e le persone che hanno aderito alla campagna "Acqua e Democrazia". La giunta Regionale era molto riluttante all'idea di istituirlo, probabilmente perché sapeva che saremmo arrivati a questo punto.

Abbiamo infatti presentato una proposta di delibera che ripubblicizzerebbe davvero il nostro acquedotto. E' il risultato del lavoro certosino dei Professori Alberto Lucarelli e Bruno De Maria, che hanno risposto egregiamente ad ogni contestazione ed osservazione dei consiglieri regionali.
Insomma, ripubblicizzare Aqp è possibile. Anzi, è doveroso.

Ora tocca, appunto, alla Giunta Regionale scegliere quale futuro dare al servizio idrico integrato in Puglia. Non ci sono più muri di scuse, o discutibili impedimenti "tecnici" dietro cui nascondersi. Ora c'è solo da fare una scelta POLITICA: se finalmente far tornare l'acqua nell'alveo dei beni comuni su cui non è possibile speculare garantendone il diritto all'accesso a tutti e tutte, o continuare ad affidare la gestione dell'acquedotto ad una forma privatistica quale la società per azioni, all'interno delle logiche del profitto e del mercato, e quindi dei distacchi per morosità incolpevole, della mancanza di trasparenza, dei tagli ai servizi.

Che il Presidente Emiliano si esprima finalmente. Che si prenda le proprie responsabilità politiche e chiarisca quale scelta di campo vuole intraprendere.

E servirà a poco il gioco di mistificazione già in atto, che vorrebbe presentare la società per azioni in house come una forma di gestione già pubblica. Questa proprio non ce la beviamo.

Serve, ora più che mai, l'impegno di tutt* noi. 


Ci incontriamo il 31/05 alle 18 presso Bread&Roses - Spazio di Mutuo Soccorso (non casualmente un luogo vivo e vibrante cui le istituzioni non garantiscono ancora l'accesso all'acqua), per decidere assieme, dal basso come sempre, di quali forme di mobilitazione dotarci.

venerdì 26 maggio 2017

MARCIA SALVA L'ACQUA - Matera 27 maggio 2017

Mai come in questo momento, l'Acqua, bene prezioso che coincide con la vita stessa, è in grave pericolo in Basilicata, e quindi in Puglia.

- l'invaso del Pertusillo (in Val d'Agri) è una delle “sorgenti” dell'Acquedotto Pugliese che disseta circa 4 milioni di uomini, donne e bambini;

- attorno al Pertusillo ci sono 28 pozzi petroliferi di cui alcuni vuoti utilizzati per reiniettarci le c.d. "acque di lavorazione" del petrolio;

- la stessa ENI ha ammesso che nei mesi scorsi, a causa di una perdita da un grosso serbatoio al Centro Oli Viggiano, si è verificato uno sversamento di 400 tonnellate di petrolio nel terreno sottostante;
- il Centro Oli di Viggiano si trova a soli 2 km dall'invaso del Pertusillo!!!

Ecco perche L’ACQUA E' IN PERICOLO E NOI PUGLIESI INSIEME AI LUCANI DOBBIAMO DIFENDERLA. 

SE PERDIAMO L'ACQUA AVREMO PERSO TUTTO!
SENZA PETROLIO SI VIVE, SENZA ACQUA NO.

Questa è una buona occasione per stimolare un senso di responsabilità individuale/collettiva in un momento in cui il diritto all'acqua potabile (che coincide con il diritto alla vita) è messo a rischio dalle attività petrolifere.

COSA PUOI FARE?

- Partecipare accanto ai tuoi concittadini alla prossima MARCIA SALVALACQUA a MAatera il 27 maggio prossimo;
- PROVUOVERE la partecipazione di associazioni e comitati del tuo comune;
- INVITARE a alla MARCIA anche il Sindaco del tuo comune;
- CONDIVIDERE questo evento sul tuo profilo o sui social;
- PUBBLICARE questo nostro appello sul sito del Suo comune.

Difendiamo il DIRITTO ALL’ACQUA DI BUONA QUALITA',
AFFERMIAMO LA PRIORITÀ DELL'ACQUA SUL PETROLIO.

PER ADERIRE ALLA MANIFESTAZIONE: mail@retesalvalacqua.it
Rete appulo-lucana Salvalacqua

domenica 21 maggio 2017

TRASFORMAZIONE DI AQP SpA in AZIENDA SPECIALE SI PUÒ FARE! E S’HA DA FARE IL PRIMA POSSIBILE.


Mercoledì 17 maggio si è tenuta la riunione del Tavolo tecnico paritario Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Regione Puglia per la Ripubblicizzazione di AQP SpA.
            Al tavolo, fra gli altri, il Prof. Avv. Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Federico II di Napoli, fra gli estensori del Referendum del 2011 sui servizi idrici e gli altri SPL, difensore della Regione Puglia dinanzi alla Corte costituzionale dell’esito referendario nella celebre sentenza della Corte costituzionale n. 199 del 2012, nonché unico in Italia – nella sua qualità di Assessore al Comune di Napoli con delega ai Beni Comuni – ad aver operato la trasformazione di una società per azioni di gestione del servizio idrico un soggetto di diritto pubblico (ARIN SpA in ABC azienda speciale).
Il Prof. Alberto Lucarelli, in tale sede, ha sostenuto e motivato le seguenti conclusioni:
-          L’assoluta sostenibilità giuridica della trasformazione di AQP SpA in azienda speciale (alla luce del diritto europeo e nazionale);
-          La Regione Puglia è soggetto legittimato a deliberare la trasformazione, in quanto la materia non rientra tra quelle di competenza statale;
-          Nelle materie transitate nelle competenze regionali, per effetto della riforma costituzionale del 2001, si consente alla legge regionale di sostituirsi alle precedenti norme dettate dalla legge dello Stato;
-          Fra società per azioni e azienda speciale esistono differenze pratiche sostanziali:
1)                 la SpA (anche a intero capitale pubblico) può fallire mentre l’azienda speciale no, con conseguenze diverse non solo sul piano economico ma anche sociale e sanitario;
2)                 la SpA (anche a intero capitale pubblico) ha scopo di lucro mentre l’azienda speciale il pareggio di bilancio, da cui discendono politiche aziendali diverse e, ancora una volta, conseguenze diverse sul piano socio-economico;
     La forma giuridica privata incide significativamente anche sui rapporti di lavoro, fiscali e tributari;
     Il decreto Madia (codice della società partecipate) contrasta le SpA a capitale interamente pubblico mentre non tocca le aziende speciali.
L’unico modo per mettere in sicurezza l’acqua come bene comune e il servizio idrico integrato pubblico – e auspicabilmente partecipato – è quello di passare velocemente all’azienda speciale.
Del resto, come sostenuto anche dai sindacati presenti, non si può protrarre l’attuale situazione di incertezza poiché questa crea difficoltà e danni alla gestione aziendale (piani industriali, strategici, investimenti,…) con effetti anche sulle tariffe.
A QUESTO PUNTO LA STRADA È TRACCIATA.
QUELLO CHE OCCORRE È UNA DECISA E DETERMINATA VOLONTÀ POLITICA.
Al riguardo, ci hanno fatto piacere le dichiarazioni di chi, come il Consigliere Colonna, ha sostenuto che se ci fosse la possibilità giuridica di un’azienda speciale, questa sarebbe la prima opzione.
            Il Prof. Alberto Lucarelli ha distribuito una bozza di delibera di trasformazione di AQP SpA in Azienda Speciale che sarà resa disponibile a breve.
Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” e le associazioni/organizzazioni/comitati aderenti alla campagna “Acqua e democrazia”

Acqua Bene Comune - Beni Comuni - Comitato Alezio (LE)
AIAB, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica
ABAP Puglia (Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi)
ARCI PUGLIA
Associazione “Laici comboniani” -  Lecce
Associazione “Sviluppo Sostenibile”
Attivisti a 5 stelle Martina Franca (TA)
Azione Civile -Ingroia
Banca Etica – Gruppo Iniziativa Territoriale (Bari)
Beni Comuni - Lecce
Beni Comuni - Taranto
Cobas - Com. di Base della Scuola Bari
Cobas, Confederazione dei Comitati di base
Collettivo EXIT di Barletta
Collettivo “Terra Rossa” di Lecce
Comitato “Acqua Bene Comune” - Lecce
Comitato Acqua - Palo del Colle (BA)
Comitato Acqua - Bari
Comitato “Beni Comuni” – Putignano (BA)
Comitato di Terra di Bari per il NO alla Riforma Costituzionale
Comitato NO TRIV Terra di Bari
Comitato per il rispetto della Costituzione – Putignano (BA)
Comitato “2sì acqua bene comune” – Terlizzi (BA)
Consulta Ambiente - Santeramo (BA)
ConvochiamociperBari
Coordinamento Campano per la Gestione Pubblica dell'Acqua
Coordinamento No Triv Basilicata
Coordinamento regionale “Acqua Pubblica Basilicata”
EUGEMA Onlus – Giovinazzo (BA)
Forum Ambiente e Salute – Lecce
Gravina 5 Stelle - Gravina in Puglia (BA)
Italia Nostra – sez. Sud Salento
Lecce Bene Comune
LiberiAMO Taranto
Masseria dei Monelli - Conversano (BA)
Missionari Comboniani - Bari
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Prof. Riccardo Petrella, Presidente Institut Européen de Recherche sur la Politique de l'Eau, IERPE

lunedì 15 maggio 2017

L'ACQUEDOTTO SUL TAVOLO e L'ACQUEDOTTO SOTTO IL TAVOLO

Regione e AQP SpA nell'ALTRO TAVOLO TECNICO senza il Comitato “AcquaBeneComune”

PETRELLA: “Sul futuro di AQP è tempo di chiarezza in Regione Puglia”

Con la presente anche io voglio esprimere la mia sorpresa in merito alla nota diffusa il 5 maggio dall’ANCI Puglia avente come oggetto “Servizio idrico. Primo incontro del Tavolo Tecnico AIP, Regione, ANCI, AQP”, istituito per iniziativa dell’AIP il 20 marzo scorso (qui di seguito TT-AIP)
La sorpresa non riguarda l’esistenza del TT-AIP del tutto logica e legittima  anche se c’è da domandarsi perché l’AQP faccia parte del TT-AIP e non anche del tavolo tecnico Comitato Acqua-Regione (qui di seguito TT-CR).
La sorpresa è generata dal fatto che nella nota si riporta che il TT-AIP ha ristretto la procedura di individuazione del nuovo soggetto gestore del Servizio idrico Integrato  unicamente a due possibilità:
-          l’indizione di una gara pubblica
-          l’affidamento in house con trasferimento di quote della Regione ai Comuni.
Da ciò emerge che il TT-AIP esclude formalmente la presa in considerazione di una terza possibilità, quella della trasformazione dell’AQP SpA in azienda speciale.
La sorpresa è del tutto legittima perché non è possibile supporre che la Regione, membro del TT-AIP, non avesse informato il Consiglio regionale della restrizione operata dal TT-AIP   allorché Il Consiglio regionale ha finalmente istituito il “suo” TT-CR , sotto la pressione insistente del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e delle altre associazioni/organizzazioni sottoscrittrici della campagna “Acqua e Democrazia”,  ben sapendo che il Comitato pugliese è notoriamente favorevole in priorità alla possibilità esclusa dall’TT-CR.
Come mai, allora, l’AIP ha accettato di fare parte del TT-CR partendo da posizioni che escludono a priori la terza possibilità? A questo riguardo è molto più coerente e ragionevole  a posizione del Comitato Pugliese il quale, pur essendo favorevole alla terza soluzione, è disposto ad esaminare  e valutare comparativamente insieme agli altri membri del TT-CR tutte le soluzioni  possibili.
L’argomento dell’AIP è esplicitamente ripetuto nella nota ANCI. Secondo l’AIP, la normativa in vigore imporrebbe due sole soluzioni, quelle menzionate nella nota. Pertanto la proposta dal Comitato Pugliese non sarebbe ammissibile dalle norme vigenti. Si tratta di una tesi pubblicamente e da tempo contestata dal Comitato pugliese e da numerosi altri organismi ed esperti in Italia.
Per questo, il Consiglio Regionale ha ammesso l’interesse e l’utilità di un tavolo tecnico con la partecipazione del Comitato pugliese e altri soggetti. Se cosi non fosse stato, il Comitato Pugliese non avrebbe logicamente accettato di partecipare  a tavolo tecnico nato come una truffa. 
Alla luce della nota in questione, è legittimo domandare alla Regione e all’AIP di chiarire cosa intendono quando affermano, secondo la Nota ANPI, che il TT-CR è “prettamente politico” e la sua funzione è di “legittimamente produrre tutti gli atti che saranno ritenuti più opportuni per sollecitare interventi nazionali di carattere normativo e per quanto attiene alla tempistica futura”. Dobbiamo interpretare che, secondo loro, il TT-CR può solo pensare alle eventuali modifiche legislative future di competenza esclusiva del  Parlamento, e, che per quanto riguarda la procedura di individuazione del nuovo soggetto gestore del Servizio idrico Integrato, il campo di analisi del TT-CR resta ridotto alle due possibilità sopraddette?
Qual è la posizione del Consiglio Regionale in proposito? Da che parte è? Pensa che il TT-CR  debba lavorare con rigore e profondità su tutte le tre possibilità? Noi del Comitato siamo nel TT-CR per questo e con questo spirito, senza esclusioni e manipolazioni. Abbiamo già distribuito in seno al tavolo tecnico un primo documento esplicativo della nostra tesi sulla ammissibilità e  fattibilità giuridica  della trasformazione dell’AQP in azienda speciale. Aspettiamo di prendere conoscenza di note dettagliate esplicative delle tesi contrarie e discuterle. Continueremo a produrre altre note e siamo disposti a lavorare con rapidità anche attraverso gruppi tecnici più ristretti in seno al TT-CR, come da noi proposto all’ultimo incontro. 
È tempo di chiarezza. Noi abbiamo creduto e abbiamo fiducia nell’iniziativa indotta dal Consiglio regionale. Non ci presteremo in nessun modo a future eventuali mistificazioni che denunceremmo con forza e vigore pubblicamente. 

Prof. Dr. Riccardo Petrella,
Ex-Presidente dell’AQP
Membro della rappresentanza del Comitato pugliese Acqua Bene Comune
in seno al Tavolo Tecnico istituito dal Consiglio regionale della Puglia

venerdì 12 maggio 2017

UN TAVOLO POPOLARE PER IL FUTURO DI AQP

Grazie all'impegno e alla lotta del Comitato Pugliese Acqua Bene Comune e di tutte le realtà e le persone che hanno costruito la campagna "Acqua e Democrazia", la Regione Puglia ha infine convocato il tanto sospirato tavolo tecnico paritario (nove esponenti indicati dal Comitato più altri nove espressione dei gruppi del Consiglio Regionale) per definire la nuova gestione dell'acquedotto pugliese.
La vertenza per un acquedotto davvero pubblico è quindi vinta? Ovviamente no.
Infatti  il governo regionale appare  unicamente intenzionato a scongiurare la gara pubblica al termine della gestione targata AqP Spa  per perseguire come unica soluzione alternativa quella della proroga all'attuale società, protrarrendo così con la forma giuridica privata e la politica industriale privatistica che in questi anni non ha mai garantito il diritto all'acqua e la trasparenza che dovrebbe essere di una società di proprietà della Regione Puglia.
Il nostro obiettivo è quello invece di arrivare ad un acquedotto pubblico e partecipato, del tutto slegato delle regole del mercato e dalle logiche del profitto, che risponda cioè ad una forma giuridica pubblica (un'azienda speciale).
Il percorso rivendicativo che ci ha portato fin qui è stato aperto, inclusivo e costruito dal basso. Vogliamo che continui ad esserlo. Non intendiamo farci rinchiudere dalla nostra controparte in un asfittico tavolo tecnico.
Per questo convocheremo un vero e proprio tavolo "popolare" permanente cui chiunque potrà partecipare. Uno spazio di discussione che possa fare costantemente il punto sul tavolo tecnico, ma che raccolga anche proposte e riflessioni sull'acquedotto che vogliamo e le iniziative da mettere in campo per raggiungere l'obiettivo.

Il primo tavolo popolare è convocato domenica 14 maggio alle 17 presso lo Spazio di Mutuo Soccorso Bread&Roses in Via Amendola 189/A

giovedì 11 maggio 2017

CON L'ACQUA NON SI SCHERZA!

IL DIRITTO UMANO ALL'ACQUA UNISCE PUGLIESI E LUCANI 
Richieste, proposte e una grande manifestazione interregionale sabato 27 maggio a Matera.


Più di sessanta persone sono giunte a Matera il 6 maggio per l'assemblea #salvalacqua no triv. 
Pugliesi e lucani hanno condiviso informazioni, elaborato proposte e strategie per difende­re il diritto all'acqua potabile di buona qualità.
Dopo il convegno “SALVALACQUA DAL PROFITTO E DAL PETROLIO” lo scorso 23 marzo a Bari, i movimenti, gruppi, associazioni e singoli cittadini di Puglia e Basilicata si sono dati appuntamento a Matera (Capitale Europea della Cultura 2019) per ribadire, a tre anni dalla nascita della Rete appulo-lu­cana Salvalacqua, la priorità dell'Acqua sul Petrolio. "Temiamo che quelle 400 tonnellate di greggio sversate in Val d'Agri - almeno stando a quanto dichiarato da Eni con un ritardo vergognoso - siano sottostimate. Non ci conforta l'approssimazione di Enti locali e ARPA di Puglia e Basilicata che pare ci tengano più alle sorti di una grossa azienda che non a milioni di uomini, donne e bambini lucani e pugliesi. Ci inquietano le parole del Sottosegretario del MISE Gentile, che facendo riferimento ai continui sversamenti di idro­carburi a Viggiano e Grumento, ha ridotto irresponsabilmente il tutto ad un semplice “inciden­te di percorso”, affermando addirittura che si tratta di “incidenti che possono accadere e che non è escluso che possano accaderne altri in futuro”.
L'acqua unisce ancora una volta lucani e pugliesi (e non solo): le sorgenti lucane sono le stesse che dissetano i pugliesi e durante l'assemblea la preoccupazione si è toccata con mano soprat­tutto sul versante pugliese che ha partecipato in maniera importante all'evento. Del resto i luca­ni sono pochi e sono soprattutto i comuni pugliesi che utilizzano l'acqua del Pertusillo (situato a soli 2 km dal Centro Oli di Viggiano - COVA).
Prossimo appuntamento sabato 27 maggio in piazza, a Matera. La capitale della Cultura 2019 non può rinunciare ad un ruolo chiave nell'affermazione di una nuova CULTURA DELL'ACQUA, al riparo dagli "incidenti rilevanti" dell'industria del Petrolio e dalle imminenti pri­vatizzazioni come quella che attende l'Acquedotto pugliese nel 2018.
TANTE LE RICHIESTE emerse in assemblea a partire dalla chiusura definitiva del COVA, allo spo­stamento dagli incarichi di tutti quei dirigenti che dovrebbero tutelarci e che sono sotto proces­so per reati ambientali; dalla cancellazione della Fondazione Osservatorio Ambiente (poco attiva in Basilicata a fronte dell'utilizzo di tanti soldi pubblici) allo stop all'impianto mobile di tratta­mento dei reflui petroliferi arrivato in Val d'agri nei mesi scorsi per "ripulire" le acque inquinate (progetto SIMAM) ma che ha già sollevato in passato le fondate critiche delle associazioni locali subendo anche uno stop amministrativo. Si chiede, inoltre, che le associazioni ambientaliste ed i comitati possano intervenire concreta­mente e fattivamente alle Conferenze di Servizi e si auspica diconoscere i risultati dello studio dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sugli impatti delle trivellazioni in Val d'Agri.
Ai sindaci torneremo a chiedere con forza di promuovere con le ASL analisi delle acque erogate nei rispetti­vi territori e non escludiamo di ricorrere alla giustizia italiana ed europeaA Matera ci arriveremo coinvolgendo tutti gli attori sociali, le agenzie educative dei vari territo­ri, i sindaci e le comunità religiose che sono, spesso, più vicini ai cittadini di quanto non lo siano i governi regionali e nazionali.
L'acqua è un elemento paradigmatico, un baluardo a difesa della sovranità popolare.
La difesa del diritto umano all'acqua ben si presta ad una sintesi di tutte le battaglie a difesa dei BENI COMUNI (NO TAV, Il Popolo degli Ulivi, NO TAP, etc.). A questi cittadini attivi impegnati nei vari territori va la nostra solidarietà e vicinanza ed in nostro invito ad unire le forze.

Perchè un bicchiere d'acqua vale più di mille barili di petrolio.

FACEBOOK: rete.salvalacqua

mercoledì 5 aprile 2017

Convegno #SALVALACQUA DA PROFITTO E PETROLIO: i risultati!

Grande partecipazione al convegno #SALVALACQUA DAL PROFITTO E DAL PETROLIO del 23 marzo, sia sul versante pugliese che su quello lucano.
Puglia e Basilicata condividono la stessa acqua che va salvaguardata sia dal punto di vista qualitativo sia da quello gestionale e politico.

Illuminanti le relazioni di Giuseppe Di Bello e di Riccardo Petrella
Significative le testimonianze dei Comitati Lucani (con Francesco Masi) e Campani (Consiglia Salvo) sullo stato del diritto all'acqua e della qualità della risorsa idrica in Basilicata e Campania.
Ospiti della comunità dei Comboniani di Bari che, con padre Ottavio Raimondo, hanno voluto contribuire alla discussione invitando a una grande attivazione sui vari territori.

ABBIAMO TOCCATO UN NERVO SCOPERTO: per la prima volta si è sancita una fusione tra due problematiche che pure rappresentano di fatto due facce della stessa medaglia:

- ACQUEDOTTO PUBBLICO E PARTECIPATO. Significa che la forma giuridica del gestore del Servizio Idrico Integrato non è neutrale e che oggi non può che essere quella dell'Azienda speciale senza scopo di lucro e con il solo l'obbligo del pareggio di bilancio; la stessa deve prevedere dei meccanismi di partecipazione e controllo.
- DIRITTO ALL'ACQUA (DI BUONA QUALITA'). UN BICCHIERE D'ACQUA VALE PIU' DI MILLE BARILI DI PETROLIO. La risorsa idrica va tutelata dal punto di vista quali/quantitativo e va messa al riparo dai rischi delle trivellazioni petrolifere. E' necessario affermare la priorità dell'acqua sul petrolio, della vita di milioni di persone sui profitti di chicchessia.
Attorno all'invaso del Persusillo è in atto da oltre 20 anni una intensa attività estrattiva e nella zona è presente il Centro Oli di Viggiano (che tratta il greggio prima di inviarlo alla raffineria di Taranto) nonché diversi pozzi esausti nei quali si reiniettano le c.d. acque di lavorazione del petrolio. Lo scorso 23 gennaio, inoltre, a causa di uno sversamento di greggio nel COVA, la rete fognaria (e relativi depuratori) ha fatto registrare importanti presenze di petrolio nei tombini sia dentro che fuori del Centro Oli.
Si tratta, evidentemente, di una bomba a orologeria da disinnescare quanto prima, sperando che non sia troppo tardi.

Con questo Convegno si è fatto un grande salto di qualità sia nell'analisi politica che nella proposta
Alla proposta di istituzione di un tavolo tecnico paritario con la Regione Puglia (di prossima convocazione) sono emerse alcune proposte relative a quanto accade in questi giorni in Val d'Agri, fatti che potrebbero avere serie ripercussioni sullo stato di salute dell'Invaso del Pertusillo:
Risulta in questo momento prioritario:
- procedere al trasferimento di tutti quei dirigenti pubblici rinviati a giudizio per reati contro l'ambiente;
- procedere con URGENZA alla Messa in Sicurezza di Emergenza
- istituire una consulta interregionale della trasparenza
- proporre, nei Consigli comunali l'approvazione di Mozioni al fine di 
1. Promuovere il monitoraggio e le analisi delle acque distribuite; 
2. Chiedere alla Regione Puglia di trasformare AQP SpA in AQP ente di diritto pubblico; 
3. attuare l'art. 46 dello statuto regionale pugliese nella parte in cui si istituisce e la Conferenza Economica Permanente.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Rete appulo-lucana Salvalacqua